13/02/2007
Il fabbisogno di ferro:
l'assimilazione, la sua carenza, i rimedi
2^
parte
Abbiamo visto, nella prima
parte, quale è il fabbisogno di ferro e come questo sia
assimilato dall'organismo. Ora ci occupiamo della sua carenza e
dei suoi rimedi. Possiamo notare come negli sportivi assistiamo,
da una parte, ad una maggior necessità di ferro, dovuta ad una
vita più breve dei globuli rossi, dall'altra ad una più
difficile assimilazione, a causa di un'accelerazione di transito
intestinale, che ne riduce l'assimilazione. In uno sportivo,
l'intensa contrazione muscolare porta ad una veloce distruzione
dei globuli rossi, prima della loro fine fisiologica; il ferro
in essi presente non riesce ad essere tutto riutilizzato e la
maggior produzione di globuli rossi, necessaria per sostituire
quelli precocemente distrutti, porta, inevitabilmente, ad una
maggiore richiesta di ferro. Il sangue richiamato dai muscoli,
lascia l'intestino riducendone le capacità d'assorbimento,
quindi riducendo la possibilità di assimilare ferro. Ma, ad una
maggiore richiesta di ferro, l'organismo cerca di rispondere con
una maggiore assimilazione, nonostante le difficoltà sopra
esposte: questo solitamente, con un'adeguata razione alimentare,
è sufficiente per un adeguato equilibrio. Purtroppo, ciò non è
sempre raggiunto e, quindi, andiamo incontro ad un insufficiente
apporto di ferro. Per diagnosticare quest'anemia è molto
importante un controllo che si estenda nel corso del tempo; è
frequente, infatti, osservare notevoli sbalzi nei valori ematici
degli atleti, dovuti all'intensità degli allenamenti o delle
gare, a volte, con valori inferiori a soggetti sedentari.
Comunque, una carenza di ferro, porta, inizialmente, ad una
diminuzione dei depositi organici e, contemporaneamente, origina
una serie di disturbi: astenia, vertigini, palpitazioni ecc.. Se
perdura il deficit di ferro, le alterazioni ematologiche si
concretizzano con la presenza d'eritrociti piccoli, poveri
d'emoglobina, con forme anomale e dimensioni variabili;
assistiamo, poi, ad un incremento della transferrina ed ad una
diminuzione della ferritina. In casi d'anemia, non correlata ad
errata alimentazione, l'integrazione alimentare con sali
ferrosi, più facilmente assimilabili, diventa una delle ipotesi
migliori. Purtroppo, spesso, l'assunzione
extra-alimentare di ferro può portare all'insorgenza di disturbi
gastrointestinali, quali nausea, vomito, diarrea, dolori
addominali, ecc.. Questi effetti collaterali sono dovuti
soprattutto all'azione lesiva del ferro sullo stato
morfo-funzionale del tubo gastroenterico. Dosi massicce di
ferro, poi, possono portare ad una tossicosi acuta da dosi
inappropriate e/o in eccesso di ferro che causano
emoconcentrazione, leucocitosi, acidosi metabolica,
insufficienza epatica, ecc., ed alterazioni a carico del tubo
digerente (ulcerazioni, erosioni emorragiche), del fegato
(necrosi epatocellulare) e del rene (congestione vascolare,
degenerazione tubulare). Dosi meno eccessive ma protratte nel
tempo, invece, possono portare ad un eccesso di deposito dello
stesso in alcuni organi, come fegato, milza, pancreas. Questo
può portare ad un'insufficienza funzionale degli stessi. L'uso,
quindi, delle preparazioni di ferro, specie se attuato in
maniera continuativa, non è scevro da effetti collaterali e
tossici. Proprio per questi motivi, si devono sempre ricercare
le reali cause di una carenza di ferro, analizzando la razione
alimentare, l'impegno fisico ed indagando su eventuali traumi
che possano portare ad una diminuzione del ferro ematico (es.
sangue nelle feci). Una volta esclusi eventuali errori
alimentari o traumi si potrà passare ad un'integrazione di ferro
proporzionale alla nostra carenza, con una somministrazione
sempre controllata da un ematologo, che dovrà variare le dosi
secondo il nostro reale fabbisogno.
Luca Salvatelli