L’alimentazione dello
sportivo.
1^ parte: alla base
dell’alimentazione.
Dal metabolismo basale al
fabbisogno calorico giornaliero: impariamo a capire quanto
dobbiamo mangiare, come dovrebbe essere pianificata una dieta
alimentare e come scegliere un bravo dietologo.

Iniziamo,
con questo primo articolo, un lungo cammino all’interno del
“pianeta alimentazione”, che ci porterà a comprendere meglio i
principi fondamentali dell’alimentazione umana: perché ci
alimentiamo, di quali cibi abbiamo bisogno e in quali
proporzioni.
Cercheremo di capire come l’alimentazione influisce nella
prestazione atletica e quali accorgimenti alimentari possiamo
usare per migliorarla o, meglio, per permettere al nostro
organismo di raggiungere il 100% della sua efficienza senza
danni per lo stesso.
In un Paese in cui tutti sono tecnici ed esperti di tutto,
affronteremo la materia in modo scientifico e sistematico, così
da sfatare eventuali falsi miti o santoni che alimentano i
nostri dubbi in materia; se vorrete, potrete chiede maggiori
delucidazioni o chiarimenti senza paura di fare brutte figure:
perché nessuno nasce “imparato” ed è maglio avere dubbi da
chiarire che errate certezze.
Come da titolo, iniziamo ad occuparci delle “fondazioni”
dell’alimentazione e cioè: quanto dobbiamo mangiare?
Il nostro organismo, per svolgere le sue innumerevoli funzioni,
ha bisogno di energia che, come appare ovvio, reperisce
attraverso gli alimenti che ingeriamo.
L’organismo umano, anche in condizioni di assoluto riposo, ha
bisogno di energia per il mantenimento delle attività vitali
(respirazione, battito cardiaco, funzioni cerebrali, ecc.) senza
cui la vita stessa terminerebbe; questo minimo fabbisogno di
energia viene chiamato
metabolismo basale (M.B.):
cioè la dose minima di
energia di cui il nostro organismo necessita per vivere.
Il
M.B. viene calcolato
a digiuno da più di 12 ore, proprio perché anche l’assorbimento
degli alimenti richiede energia; esso varia in funzione all’età,
alla costituzione ed al clima; infatti il
M.B. aumenta con i climi
freddi e tende a diminuire con i climi caldi. Attenzione però:
aumenta anche con l’aumento della temperatura corporea, tanto
che è stato calcolato che ad ogni grado di aumento della
temperatura sopra i 37 gradi, il
M.B. aumenta del 13%. Se
si considera che in competizione la temperatura del nostro
organismo può raggiungere facilmente i 40 gradi, si comprende
come sia importante questo valore nel calcolo della razione
calorica giornaliera da assumere.
Abbiamo detto che il
M.B.
varia secondo l’età, infatti passa dal valore di circa
53cal/m2/h (calorie per metro quadrato per ora) del bambino di 6
anni, ai 34cal/m2/h della persona adulta di 70 anni. Venendo a
noi, possiamo considerare che il
M.B. di un atleta di
un’età compresa tra i 16 ed i 35 anni sia di circa 40cal/m2/h
per l’uomo e di circa 37cal/m2/h per la donna.
In questi casi ho fatto riferimento alla misura canonica delle
calorie per metro quadrato di superficie corporea, rilevata
mediante il calcolo del consumo di ossigeno ma, più
semplicemente, si può considerare che il valore del
M.B. dell’atleta di
16-35 anni corrisponde a circa 1 caloria per chilogrammo di peso
corporeo per ora.
Al
M.B. vanno poi
aggiunte le calorie dell’
Azione
dinamico specifica degli alimenti: cioè le calorie
necessarie all’assorbimento e all’utilizzazione degli alimenti
che ingeriamo. Tale valore può essere stimato nel 10% del
M.B. del soggetto con
una alimentazione equilibrata e con un apporto calorico in linea
con il suo peso forma.

Siamo
così arrivati al valore del
Metabolismo di riposo, che è appunto il valore del
Metabolismo basale più
il valore dell’Azione dinamico specifica degli alimenti.
Il valore del
Metabolismo di
riposo in una persona sedentaria corrisponde alla quasi
totalità del fabbisogno calorico giornaliero; invece, nel
soggetto attivo, a questo valore occorrerà aggiungere le calorie
spese nelle normali attività quotidiane (lavoro, studio, ecc.)
ed ovviamente quelle utilizzate nell’attività sportiva.
Giungiamo così a determinare il
Fabbisogno calorico giornaliero, cioè la quantità di
calorie che dobbiamo ingerire durante l’arco della giornata e
che ci permetterà di avere un peso stabile, dovuto
all’equilibrio tra calorie ingerite e calorie consumate. E’
evidente l’impossibilità di fare riferimento a tabelle standard
(che invece troppo spesso vengono pubblicate): il dato del
Fabbisogno calorico giornaliero
è assolutamente soggettivo e variabile e solo con l’ausilio di
un bravo dietologo può essere determinato con buona
approssimazione.
Ora iniziamo a trarre qualche conclusione.
Per prima cosa è importante per l’atleta, ma anche per il
sedentario, avere un peso il più vicino possibile al proprio
peso forma; appare chiaro che è inutile spendere migliaia di
euro in bici superleggere quando poi si è sovrappeso di 5-10
chili: è, casomai, meglio il contrario (senza considerare le
innumerevoli patologie mediche dovute al sovrappeso).
Consideriamo, anche, che con l’avanzare dell’età un aumento del
peso è fisiologico; in questi casi un aumento, fino al 10%
massimo, rispetto al proprio peso forma, è quanto mai
accettabile. Questo non deve costituire un alibi; ma
effettivamente, per alcuni soggetti dopo i 50-60 anni, è
veramente difficile rimanere all’interno del proprio peso
ideale, a meno di drastiche riduzioni di cibo che francamente
sembrano eccessive e, al limite, controproducenti.
Per rimanere il più possibile vicino al proprio peso forma
dobbiamo avere un’alimentazione il più controllata possibile e,
soprattutto, ingerire una quantità di calorie adeguata al nostro
reale fabbisogno energetico; qualora ingerissimo una quantità di
calorie superiore, aumenteremmo di peso, viceversa diminuiremmo.
A tal proposito, sfatiamo un mito che spesso si sente dire in
giro per palestre o raduni ciclo turistici: non ci sono sport
che fanno dimagrire più o meno di altri (ho anche sentito dire
che la bicicletta non fa dimagrire.…): la diminuzione del
proprio peso corporeo avviene solo nel momento in cui la
quantità di calorie assunte con l’alimentazione è inferiore a
quella spesa durante le attività quotidiane. In questi casi,
l’attività sportiva (tutta!) non solo aiuta ad aumentare il
valore di calorie consumate nell’arco della giornata, ma aiuta,
anche, a tonificare i muscoli ed a utilizzare i grassi in
eccesso (ma su questo argomento potremmo tornare in futuro con
un maggiore approfondimento).
Un appropriato regime alimentare dovrà, quindi, tenere conto
della specificità del nostro organismo, ed anche delle nostre
attività quotidiane, sia professionali che sportive. Ora, anche
qui appare evidente che una dieta non può essere ricopiata da
una rivista oppure passata da un’amica all’altra. Più che mai
nella materia in oggetto, la serietà è importante, pena avere
effetti controproducenti e dannosi. Occorrerà, quindi,
rivolgersi ad un bravo dietologo, che dovrà valutare per prima
cosa il nostro fisico e le sue esigenze (eventuale diminuzione
di peso, aumento o stabilità), valutare quindi il nostro stile
di vita, i nostri impegni professionali e sportivi; soprattutto
dovrà porre attenzione alle nostre peculiari esigenze (esempio:
la necessità di effettuare pasti fuori casa) anche in
prospettiva di impegni sportivi, sia di quotidiano allenamento
che di prove competitive.

Non
basterà una singola visita, poiché non è facile individuare il
reale fabbisogno calorico giornaliero, ed ogni individuo
risponde in modo specifico, diverso dagli altri; più visite e
colloqui permetteranno, via via, di giungere ad una tabella
alimentare appropriata al nostro fisico ed alle nostre esigenze.
In questi casi la capacità di ascoltare e farsi ascoltare è
importante sia per l’atleta che per il dietologo: infatti, la
dieta va condivisa ed accettata, altrimenti sarà una, quasi,
inutile costrizione. D’altro canto, l’atleta dovrà esplicare al
meglio le sue sensazioni, soprattutto riferite all’allenamento
ed alle gare: spetterà poi al dietologo trasformare queste
informazioni in un nuovo programma alimentare.
Anche in questi casi, è meglio diffidare di coloro che svolgono
in modo superficiale e frettoloso il loro mestiere; infatti, per
esperienza personale, posso affermare che il
Fabbisogno calorico giornaliero
è molto difficile da determinare nell’ambito del singolo giorno,
mentre si può calcolare bene nell’ambito della settimana, in
parallelo al controllo costante del peso corporeo, che va sempre
controllato la mattina a digiuno, spogliati e dopo assere stati
al bagno, ovviamente ad un regime alimentare controllato e
prestabilito su cui poi si andrà ad operare con gli opportuni
aggiustamenti. In pratica, si parte da una dieta di base, che
sarà tanto più precisa quanto più il dietologo avrà fatto bene
il proprio lavoro; poi, tenendo sotto controllo il peso
corporeo, si determinerà quante calorie dovranno essere aggiunte
o tolte alla dieta di partenza, per arrivare all’equilibrio tra
calorie consumate e calorie ingerite. Per coloro che si trovano
in sovrappeso, è bene precisare che il decremento di peso non
dovrebbe mai eccedere i 500-1000 grammi la settimana, e lo
stesso valore può essere considerato valido in casi di
incremento di peso; mentre, qualora si effettuassero allenamenti
aggiuntivi o gare non programmate, si dovranno aggiungere pasti
supplementari che vadano ad integrare la solita razione
alimentare.
Come si può vedere, la materia è alquanto complessa e
soprattutto facilmente modificabile, non di meno ci dobbiamo
scoraggiare: un corretto peso forma è alla base e fondamentale
per il raggiungimento di buone prestazioni atletiche (e
aggiungiamo anche di una buona salute). In questo caso, è meglio
evitare il fai da te, ed è consigliabile farsi seguire da un
dietologo che dovrà essere valutato in base agli elementi sopra
esposti; per gli altri, consiglio di iniziare a tenere sotto
controllo il peso corporeo (misurato come sopra specificato),
iniziando a diminuire moderatamente l’apporto di calorie qualora
foste sovrappeso.
Luca Salvatelli