|
La
prova su strada

Purtroppo non abbiamo potuto provare come nostro solito la bici, ma il
breve test è stato comunque indicativo per saggiarne le peculiarità
fondamentali, inoltre, abbiamo integrato questo test con una precedente
prova svolta con il medesimo telaio ma con un gruppo Shimano 105. La
qualità costruttiva di Cannondale è rinomata e questo modello ne è la
dimostrazione, con un assemblaggio eseguito a regola d'arte, finiture
ottime, con vernici brillanti e coperte da un bello strato
di
trasparente; curato, poi il passaggio del cavo del deragliatore
anteriore sotto la scatola del movimento centrale, ma manca una efficace
protezione al fodero basso del carro posteriore per preservarlo da
eventuali urti con la catena e delle protezioni ai lati del canotto di
sterzo all'altezza del passaggio delle guaine dei cavi. In sella, la
posizione è più che buona, con la piega alare che permette un'ottima
presa, grazie alla sua conformazione anatomica. Il confort generale è
poi accentuato dall'ottima manovrabilità dei comandi, leggeri,
silenziosi e dall'escursione contenuta, oltre che correttamente
posizionati vicino alla presa. Dalla sella, invece, ci saremmo aspettati
un maggior confort; è una buona sella, ben inteso, ma va usata con
pantaloncini dall'ottimo fondello e con l'accortezza di posizionare la
punta in basso di qualche millimetro. In movimento si continua ad
apprezzare la posizione di guida confortevole e si riesce a percepire
sin da subito la capacità del telaio di assorbire le sconnessioni
dell'asfalto, regalando un confort da 1^ della classe. La forcella,
coadiuvata da attacco e piega, assorbe bene, ma si dimostra comunque
sufficientemente rigida, così come il carro posteriore la cui maggior
lunghezza, rispetto ai canoni standard, deve non poco contribuire alle
sue ottime capacità di assorbire le sconnessioni dell'asfalto. Il
confort è quindi su di un livello di assoluta eccellenza sia sulle
lunghe distanze, sia su percorsi molto sconnessi in cui le doti di
questo telaio si esaltano in modo evidente e netto. Con queste premesse
è ovvio non aspettarsi una reattività e rigidità al top, ma la rinuncia
da fare è veramente minima e solo i più prestanti e sportivi potranno
desiderare un carro posteriore più
reattivo
e, magari, al limite, una scatola del movimento centrale più rigida; ma
così si perderebbe gran parte del confort che dona questo telaio, e poi
non sono le competizioni la naturale destinazione di questo mezzo e
ribadiamo che solo atleti di elevate capacità fisiche ed alla ricerca
delle massime prestazioni potranno lamentarsi. Le quote geometriche
rispecchiano il carattere del mezzo e la sua destinazione, con ingressi
in curva graduali, sufficientemente veloci e molto precisi. Solo
richiamando, per errore, in causa i freni a curva impostata si nota una
maggiore sensibilità dello sterzo a questa azione, con l'avantreno che
tende ad allargare la traiettoria se si richiama il freno anteriore, o
con il carro posteriore che tende a chiudere la curva quando si richiama
il freno posteriore. Questo, se da una parte impone una maggiore
attenzione nell'impostazione delle curve, come giusto che sia, può
tornare utile ai più esperti, che “giocando” con i freni potranno
correggere rapidamente eventuali errori di impostazione della
traiettoria (cosa comunque da evitare di fare come metodo sistematico di
guida). Sul piatto la bici si comporta bene e la scorrevolezza della
guarnitura, unita a quella delle ruote e del gruppo Dura Ace, oltre alla
buona rigidità del telaio, consente di raggiungere buone velocità e di
mantenerle a lungo con poco sforzo; l'elevato confort, poi, riesce a far
si che anche dopo molte ore il fisico risulti meno stressato da
squotimenti e vibrazioni, permettendo di sfruttare meglio le proprie
potenzialità. Non abbiamo avuto modo di provarla con vento forte, però
la poca brezza incontrata ci ha fatto intendere che le ruote siano
abbastanza sensibili al vento laterale; sensibilità che solo in parte
viene compensata dalla geometria stabile dell'avantreno. Comunque,
l'accoppiata ruote Mavic, copertoncini Vittoria, si è dimostrata più che
valida garantendo ottima scorrevolezza e grip. Nei sali e scendi la
corretta rapportatura utilizzata metterà tutti a proprio agio ed il
gruppo Dura Ace dimostra tutta la sua efficacia in termini di
silenziosità e precisione di cambiata. Inoltre, la leggerezza del mezzo,
delle ruote e la buona reattività del telaio consentono, a chi ha le
gambe, prestazioni di tutto rispetto. I freni sono potenti ma lo sforzo
da applicare alle leve è appena superiore alla media; ottima, invece, la
modulabilità e la loro resistenza agli sforzi prolungati. In salita il
mezzo si comporta bene, grazie alla leggerezza e all'ergonomia che
facilita il fuori sella; ancora una volta la leggerezza del mezzo e la
giusta rapportatura consentiranno anche ai meno allenati di superare
pendenze elevate. Il cambio Dura Ace in questi frangenti dimostra la sua
qualità, ed anche con la catena in tiro assicura passaggi di rapporto
precisi e silenziosi. In discesa, poi, il comportamento è ottimo, con un
telaio che, grazie alle buone quote ciclistiche, riesce ad infondere una
grande sicurezza, coadiuvato al meglio dai freni. In questa situazione
occorrerà solo fare attenzione alla sensibilità del telaio al richiamo
dei freni in curva, come già detto, ma si tratta di una situazione
veramente al limite.
Pag.
1
2
3
4
5
|