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La prova su strada

La Man Machine si dimostra subito una bici dalla qualità elevata. Il
telaio monoscocca è perfettamente
realizzato con una trama del carbonio
ben stesa e giustamente lasciata in bella vista, anche l'assemblaggio è
di ottima qualità e si integra alla perfezione con il contesto generale.
Le grafiche sono particolari, ma ben realizzate e tutte coperte da uno
spesso strato di vernice trasparente che le renderà brillanti a lungo.
Per questo ci ha stupito non vedere un minimo di protezione nei punti in
cui i cavi dei comandi toccano il tubo di sterzo, o una protezione sul
fodero basso del carro che lo proteggesse dagli squotimenti della
catena, o una migliore guida al cavo del deragliatore che scorre nudo
dentro la congiunzione tra carro e scatola del movimento centrale. In
realtà, non ci sono problemi e non ne abbiamo rilevati durante tutto il
test, ma la cura costruttiva generale di questa bicicletta avrebbe
meritato una maggiore attenzione anche su questo aspetto. In sella si è
subito a proprio agio. La sella Selle Italia è giustamente minimale e
molto leggera ma assicura comunque un discreto confort anche sulle
lunghe distanze, pur rimanendo una sella molto sportiva e quindi con un
confort "sportivo", da usare assolutamente con un buon fondello. La
piega monoscocca si è rilevata ottima per l'ergonomia che consente di
impugnarla correttamente in ogni posizione, ed anche per la sua
costruzione monoscocca che
permette un'efficace capacità di assorbimento
delle vibrazioni. Stesso identico comportamento lo si deve al reggisella
Ram. Entrambi questi componenti, poi, si sono rilevati molto validi
anche sotto il profilo della rigidità, con un comportamento in grado di
appagare anche i ciclisti più esigenti sotto questo profilo. Ottimi i
comandi Sram, che consentono una presa facile ed intuitiva. I comandi
doubletap si sono dimostrati vincenti con una escursione moderata per
passare di rapporto, ed uno sforzo contenuto. Ottimo il loro uso con un
solo dito, soprattutto quando si è impegnati nel fuorisella. Le leve dei
freni si sono rilevate vicine alla piega e di facile utilizzo con uno
sforzo moderato per ottenere un'ottima potenza frenante. Il freno
posteriore, poi, si è dimostrato molto potente, tanto da richiedere un
minimo di attenzione sull'asfalto con poca aderenza onde evitare
spiacevoli bloccaggi della ruota. I più smaliziati troveranno questo
comportamento ottimo, perché consente sempre una grande potenza
frenante, lasciando all'atleta la capacità di modulare la frenata. I
meno esperti dovranno fare un minimo di attenzione in più per prendere
le giuste misure. Ottima la potenza e la modulabilità del freno
anteriore. Sia cambio che deragliatore lavorano al meglio, dopo
un'attenta messa a punto, con passaggi di rapporto veloci e precisi e
solo con la catena in tiro l'azione si fa un poco più macchinosa e
rumorosa. La guarnitura compatta è ottima per fattura e con
una buona
rigidità, ma una scorrevolezza perfettibile (in riferimento alla classe
di prodotto a cui appartiene). Ci ha lasciato qualche perplessità la rapportatura finale scelta; infatti, il 34-50 accoppiato al pacco
pignoni 11-23 potrebbe risultare corto per i più dotati fisicamente ed
ancora troppo lungo per i meno allenati. Forse alla fine è stata scelta
una soluzione di mezzo che può accontentare un pò tutti. Le ruote Mavic
Ksirium SL si sono dimostrate molto leggere, adatte ai continui rilanci
di azione e senza alcun dubbio alla salita dura, dove si esaltano. Non
eccezionale, invece, la loro scorrevolezza, almeno in paragone al peso
ed alla fascia di prezzo. La pista frenante rettificata consente di
migliorare e supportare al meglio il già citato comportamento
dell'impianto frenante, con frenate modulabili, precise e con un'ottima
resistenza alla fatica. Anche i Michelin Pro2 Light non sono sembrati il
massimo della scorrevolezza, ma hanno dimostrato di avere un buon grip,
almeno sull'asciutto, mentre sul bagnato è meglio essere cauti e
diminuire la pressione di gonfiaggio. Ma ora veniamo al telaio, il vero
protagonista della prova. Da subito emerge l'ottima capacità del carro
posteriore e della forcella di assorbire le sconnessioni dell'asfalto,
coadiuvati, in questa funzione, anche dalla piega e dal reggisella. Il
confort che ne esce, soprattutto sulle lunghe distanze, è veramente
rimarchevole. Il carro posteriore, per contro, non ci è sembrato iper
reattivo, ma si tratta di una inezia rispetto alle sue capacità di
assorbire le sconnessioni. Accordata al carro ci è sembrata la rigidità
della scatola del movimento centrale. Questo comportamento è
praticamente inavvertibile ai più e si dimentica ben presto appena si
percorrerà il primo tratto di strada sconnessa. L'avantreno, invece, è
molto reattivo e risponde con notevole velocità ai comandi impartiti. In
discesa, questo comportamento permette di essere velocissimi, grazie ad
ingressi in curva fulminei ed anche all'ottima potenza frenante
dell'impianto Sram. In questo gioca un ottimo ruolo anche la forcella e
la serie di sterzo, capaci di digerire anche le frenate più brusche
senza il minimo cedimento, pur mantenendo un'ottima capacità di
assorbire le vibrazioni. Nei percorsi ondulati, si apprezza oltre al già
citato confort la rapportatura ravvicinata delle varie marce, mentre si
potrebbero desiderare delle ruote, ma
soprattutto dei copertoncini, più
scorrevoli. In salita, invece, le ruote Mavic ed il peso leggero di
tutta la bici consentono ascese in tutta tranquillità e con un ottimo
passo. Nella successiva discesa, come già detto, si riesce poi ad essere
molto competitivi. Nel piatto, invece, si torna a evidenziare una
rigidità del mezzo non ai vertici assoluti (ma non voleva essere questo
l'intento di Cinelli), ma ancor di più ruote e copertoncini non al top
per scorrevolezza. In presenza di forte vento laterale si deve lavorare
con le braccia perchè la svelta geometria dell'anteriore porta la bici a
risentire molto della spinta del vento (aiutata anche dalla leggerezza
del mezzo), in questo non aiutano molto i raggi piatti delle Mavic, ma
la situazione rimane sempre sotto controllo. Sempre la svelta geometria
dell'avantreno porterà ad avere una maggiore attenzione nelle curve o
sullo sconnesso, dove si deve ben tenere e dirigere lo sterzo per
mantenere la giusta traiettoria. Anche in questo caso, però, si tratta
di un aspetto che è ampiamente ripagato dall'elevata velocità degli
inserimenti in curva evidenziata.
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