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Biciclette


La prova su strada

La Torpado T900 KCS Aria è veramente una bici ben realizzata, bella ed elegante nella sua livrea bianca con le decals ben posizionate. La verniciatura è ottima e non mancano le adeguate protezioni là dove i cavi possono entrare in contatto con il telaio. Protezioni sono poste ai lati del canotto di sterzo e sul fodero basso del carro lato catena: si vede che è una bici di grande qualità. In sella la posizione che si assume è di grande confort e confidenza. Il manubrio largo e rialzato si impugna bene e si siede con il busto solo moderatamente inclinato in avanti, con le mani che vanno ad impugnare le comode manopole Progrip. Il confort è garantito anche dalla sella, molto ampia nella parte posteriore proprio per facilitare un assetto "seduto". Dai pedali nessuna nota se non che avremmo gradito che fossero adottati quelli a doppio uso, consentendo così sia l'uso con normali scarpe che con quelle dotate di agganci automatici. E' una posizione di guida, comunque, di assoluto controllo del mezzo e molto confortevole. In città si è sempre sicuri del controllo e lo sguardo è ben proteso in avanti a scrutare gli ostacoli, mentre nelle gite fuori porta si gode di un ottimo confort. L'ampio manubrio, poi, rende questa bici iper reattiva, così che la sua maneggevolezza permette di districarsi senza affanno anche nel traffico più caotico. Sempre questo assetto, poi, risulta vincente nei tratti di sterrato, che questa bici può agevolmente percorrere, garantendo un controllo sempre sicuro ed ottimale. Il confort, anche dopo molto ore, rimane sempre di ottimo livello. I comandi Campagnolo di cambio e deragliatore sono molto facili da utilizzare, intuitivi e con un ridotto sforzo alla leva per il loro azionamento; ottima la possibilità di effettuare cambiate multiple sia aumentando che scendendo di rapporti e ridotta è la corsa di azionamento. I passaggi di rapporto sono sempre precisi e poco rumorosi.  I freni si sono dimostrati molto modulabili, ma per avere buone decelerazioni vanno tirati forte. Però sono adeguati alla destinazione d'uso del mezzo in quanto permettono di essere usati tranquillamente sul ciottolato bagnato dei centri storici, così come su di una discesa di una strada bianca. Solo su asfalto asciutto si chiederebbe una reazione più pronta, soprattutto se si giunge da una bici da corsa, ma anche in questo caso ci sembra che sia stata effettuata la giusta scelta in considerazione dell'utilizzo a 360° di questa bici. Anche per i copertoncini vale lo stesso discorso, sono un poco rigidi e poco scorrevoli, ma in definitiva sono un'ottima scelta perché sopportano di tutto e sono iper affidabili. Non temono tombini, sampietrini o strade bianche o sterrate offrendo sempre un grip più che buono sia su strada asciutta che bagnata. Le ruote Campagnolo Khamsin si sono rilevate una sicurezza su questo mezzo. Hanno messo in mostra una buona scorrevolezza e capacità di assorbire le sconnessioni dell'asfalto, oltre ad una affidabilità a prova di "ibrida": dall'asfalto allo sterrato il loro comportamento è ottimo, con i raggi che non hanno perso di tensione nonostante gli "strapazzi" a cui sono state sottoposte. Il telaio, infine, si è dimostrato ottimo, non tradendo le sue origine "corsaiole". Sufficientemente rigido e reattivo ha messo in mostra una forcella in grado di digerire il pavè più rovinato, mantenendo al contempo una buona rigidità sia in frenata che nei rilanci. Anche il carro posteriore è sembrato perfettamente accordato al lavoro della forcella filtrando al meglio le asperità del terreno pur mantenendo una buona rigidità. In generale, nonostante il triangolo principale in alluminio, sullo sconnesso, anche brutto, il confort è più che buono in termini assoluti, ottimo se si pensa al tipo di materiale utilizzato per il telaio. Le quote geometriche, poi, unite all'assetto di guida, portano ad una manovrabilità ottima, con un controllo perfetto del mezzo in ogni condizione. Sul veloce si desidererebbe una posizione di guida più raccolta, ma così anche i meno allenati potranno rimanere in sella per ore senza problemi e la stessa posizione è ideale per il cicloturismo di lungo corso. La leggerezza del mezzo ed i componenti utilizzati comunque permettono rilanci, spunti velocistici e velocità medie non distanti da una bici da corsa di pari livello. La guarnitura tripla e la scelta dei rapporti posteriori, poi, permettono sempre di trovare la marcia ideale. Anche le salite non fanno paura più di tanto e solo chi proviene dalle bici da corsa avrà bisogno di un minimo di assuefazione per pedalare in fuori sella con un manubrio così alto e largo. In presenza di salite rilevanti, però, avremmo preferito che si fosse adottato un pacco pignoni differente, per esempio il 13-28 di Campagnolo, così da dare la possibilità anche ai meno allenati di pedalare in scioltezza, cosa che può tornare sempre utile anche nelle città dove sono presenti ripide salite. In discesa il comportamento è ottimo grazie al già citato manubrio largo e solo dai freni, se l'asfalto è in ordine e asciutto, si vorrebbe una decelerazione più pronta. Visto che è un'ibrida non ci siamo lasciati sfuggire l'occasione di testarla su tratti sterrati e strade bianche continuando ad avere sempre ottime impressioni. In questo frangente tutti i componenti  sono ottimi. Ovviamente, non si possono pretendere prestazioni da Mtb, ma la stradina lungolago o lungo l'argine di un torrente sono perfettamente praticabili senza preclusioni. Al limite, se il fondo è di nuda terra, è meglio astenersi se è piovuto da poco in quanto il fango farebbe ben presto bloccare le ruote vista la ridotta distanza dal telaio e dai freni, ma qui siamo veramente oltre il limite ….. . In città, infine, il comportamento è ottimo sia per la posizione di guida che per le doti di telaio, confortevole e con uno sterzo molto reattivo, e dei freni, ma si desidererebbe un cavalletto per poterla parcheggiare agevolmente.

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