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Biciclette

 

La prova su strada

Abbiamo provato a lungo ed a fondo la bici, per quasi mille chilometri su tutti i percorsi che un ciclista può incontrare (pianura, collina, salita dura, asfalto sconnesso e non), un test severo ed approfondito che ha messo a nudo le caratteristiche di questo mezzo.  Prima ancora di partire, una volta effettuate le regolazioni del caso, emerge il primo aspetto positivo di usare un telaio appositamente studiato per una donna: tutte le proporzioni canoniche vengono perfettamente rispettate, quindi niente attacchi manubrio cortissimi, niente canotti reggisella infilati al massimo, niente selle iper-arretrate, ma un corretto svettamento della sella e stacco sella manubrio, un attacco proporzionato alla lunghezza del telaio, una sella centrata sul reggisella, un manubrio compatto ed adatto alle mani di una donna. Solo gusto estetico? Niente affatto, anzi, questo è l’elemento più trascurabile. Saliamo in sella e siamo subito accolte dalla generosa e comoda sella Italia Lady Gel Flow, anche sulle lunghe distanze non stanca mai o crea fastidio alle parti intime: non c’è, tanto è comoda e perfetta per le donne, neanche il bisogno di abbassarla di punta oltre i 2-3 millimetri canonici. La curva Deda si impugna benissimo e si riesce a stringere bene con tutto il palmo anche per chi ha le mani piccole. Le leve dei comandi sono vicine, tutto risulta compatto e ravvicinato. I pedali Look Keo Classic non sono i più leggeri e rigidi del mondo, ma è difficile apprezzarne le differenze per chi non sviluppa 400 watt di potenza; nell’uso amatoriale, invece, se ne apprezza la facile regolazione della forza di aggancio e che regolati alla tensione minima permettono uno sgancio molto veloce, che rassicura le più paurose. La buona rigidità e l’ampia base di appoggio permettono lunghe sedute di allenamento in assoluto confort. Si parte, allora, e poco dopo si capisce la vera differenza di questo telaio Lady dal solito telaio da uomo adattato alla donna: la perfetta distribuzione dei pesi tra i due assi. Con un peso meglio distribuito coincidente con l’ideale distribuzione del 60% del peso sulla ruota posteriore ed il resto su quella anteriore, a differenza di quello che accade con il solito telaio da uomo dove una donna si trova solitamente sbilanciata in dietro, si apprezzano tutte le qualità del telaio; il maggior peso sulla ruota anteriore porta ad una maggiore precisione di guida, un più facile inserimento in curva e mantenimento della traiettoria, aiutate anche da un attacco della corretta misura. Inoltre, il comportamento in frenata è più sicuro, grazie al maggior appoggio della ruota. Ancora differenze riscontriamo sulla lunga durata, dove la corretta inclinazione del busto, il corretto e più contenuto dislivello tra impugnatura alta e bassa, portano ad un confort di guida neanche minimamente paragonabile alle altre bici, come constatato in diverse sedute di allenamento comparative. Ma torniamo a pedalare … L’impugnatura della piega è perfetta sia con le mani nella posizione alta che soprattutto quando si impugna la curva, che grazie alle sue dimensioni ridotte, si riesce a “sentire in mano” come nessun altra; il ridotto stacco tra le due prese, inoltre, permette un minor affaticamento del busto ed una minore sensazione di sbilanciamento in avanti; questo porta a poter rimanere con il “ventre a terra” per più tempo e con un minor dispendio fisico e psicologico, pur riuscendo ad andare più veloce. Il gruppo Centaur ha mostrato tutta la sua valenza e qualità. Con comandi vicini alla piega, fluidi da azionare, presenta solo una escursione un poco ampia delle leve del deragliatore e del cambio quando si vuole sfruttare l’opzione della cambiata multipla, che nel Centaur è disponibile solo per passare dai rapporti lunghi a quelli corti e non anche vice versa. Una difficoltà che impedisce a chi ha le mani piccole di scalare più di due rapporti alla volta, mentre per chi ha le mani più grandi non ci sono problemi. Detto questo, rimane l’assoluta precisione della cambiata, la possibilità di effettuare gli incroci massimi senza alcun problema (cosa da non fare, ma che in alcune occasioni può tornare utile) e la totale affidabilità. Anche con la catena in tiro, cambiando simultaneamente con cambio e deragliatore i passaggi di rapporto sono sempre precisi e sicuri. Magari sotto sforzo sono un po’ rumorosi, ma sempre precisi. Nelle altre condizioni di utilizzo, invece, si apprezza la sufficiente velocità, la precisione e la relativa silenziosità dei passaggi di rapporto, oltre alla fluidità e pastosità dei comandi. In pianura si corre veloci e si apprezza sin da subito l’elevata reattività della bici ed in particolar modo del carro posteriore. Basta aumentare la pressione sui pedali ed il telaio risponde prontamente e con un’ottima rapidità si raggiungono velocità elevate; in questo aiutano anche le ruote Fulcrum Racing 1 (per un approfondimento del prodotto si legga "In prova Fulcrum Racing 1"), un plus non da poco per la loro leggerezza e rigidità, assecondate alla perfezione dai copertoncini Schwalbe (per un approfondimento del prodotto si legga "In prova copertoncini Schawalbe Stelvio"), un’altra sicurezza per affidabilità, scorrevolezze e confort; però, abbiamo provato la bici anche con ruote e copertoncini meno performanti, similari alle Racing 3 ed abbiamo sempre riscontrato le medesime sensazioni di elevata reattività del carro posteriore e di rigidità del telaio, che riesce sempre anche nei rilanci più spinti a trasferire tutta la potenza alla ruota posteriore. In questo di aiuto è anche l’ottima guarnitura, rigida e scorrevole (sempre in paragone alla sua fascia di prezzo). Nei percorsi misti pianura-collina è un piacere pedalare, per il confort offerto dalla bici e per l’ottima risposta di telaio, freni e cambio. La rapportatura è perfetta in questi frangenti e si riesce sempre a trovare il rapporto ideale per mantenere una giusta frequenza di pedalata. Sullo sconnesso la stabilità della bici è ottima, mentre il confort è buono, ma non ottimo: ci sono telai che assorbono meglio le asperità del terreno, ma per contro non sono così reattivi. Per le “comodose” si può risolvere egregiamente il problema adottando copertoncini dalla misura più larga (28 millimetri) ed un canotto reggisella in carbonio monoscocca: così facendo, si sacrificano un po’ le prestazioni, ma si guadagna in confort. E’ questo il “problema” di questa bicicletta, il suo equilibrio: se si tocca un particolare si peggiora un altro aspetto, alla fine si capirà che le scelte effettuate in sede di progettazione, dal telaio ai componenti adottati, erano le migliori in assoluto e personalizzazioni varie rischiano di compromettere un equilibrio unico nell’attuale panorama ciclistico … In salita si sale veloci grazie alla leggerezza complessiva del mezzo ed all’ottima geometria del telaio Lady, che permette alle donne di pedalare sempre in assoluto confort, sia rimanendo in sella, sia, soprattutto, in piedi sui pedali, permettendo di concentrarsi solo sul gesto atletico; purtroppo è anche un telaio ed una bici che mette a nudo i propri limiti fisici: se non si va su veloci non è colpa della bici, ma delle proprie gambe. Però è una bici che aiuta molto, soprattutto nei punti più difficili delle lunghe salite, dove ci sono gli “strappi” oltre il 10%, perché è facile uscire in fuorisella e sentire la bici che ha un immediato “balzo” in avanti, aiutate anche dalle ottime ruote Fulcrum Racing 1 che, comunque, consigliamo di adottare. Con queste premesse il 39/26, che da fermo ci era sembrato troppo lungo per salite dure, diventa un rapporto corretto ed adatto ad un’ampia utenza. Per coloro che sono meno allenate, o chi vuole fare salite importanti in tutta sicurezza, è bene prendere in considerazione la guarnitura compatta o/e il pacco pignoni 13-29. I freni Skeleton sono ottimi per potenza e modulabilità, piaceranno a tutte, soprattutto alle meno esperte, che godranno di una rassicurante modulabilità del freno posteriore. Le più smaliziate, invece, potrebbero trovare questo comportamento un poco deludente perché occorre tirare molto la leva del freno posteriore per avere frenate decise, una questione di abitudine, comunque. Al disopra di ogni sospetto, invece, la potenza del freno anteriore, anche alle minime pressioni della leva, ma sempre contraddistinto da un’ottima modulabilità. Ottimo il comportamento del mezzo in presenza di forte vento laterale, in cui con pochissimo sforzo si riesce a controllare al meglio la traiettoria e questo nonostante i raggi piatti e larghi delle Fulcrum Racing 1 non siano il massimo in queste condizioni particolari. In discesa la bici continua a mettere in mostra il suo carattere a 360°: è stabile alle alte velocità e sullo sconnesso, ma non stabilissima in questo caso, veloce negli inserimenti, ma non velocissima, ma non ha un vero difetto. In realtà si apprezza questo comportamento omogeneo, sempre “misurato”, ma competitivo ed efficace. Come detto, ci sono bici che si inseriscono in curva più velocemente, ma certamente non possono vantare la precisione di guida della Perfecta, così come sullo sconnesso ci sono bici più stabili, ma non possono vantare la sua velocità negli ingressi di curva o la sua reattività nei rilanci. L’equilibrio generale è la sua vera forza e lo si apprezza in ogni condizione e su ogni percorso: nelle salite dure, dove mostra un passo invidiabile; nelle discese più ardite, dove evidenzia una precisione ed una rapidità di ingresso in curva molto competitive; in pianura e nei percorsi collinari, dove la rigidità e la reattività del telaio emergono senza ombra di dubbio; sullo sconnesso e sulle lunghe distanze, dove non fa rimpiangere il confort e la sicurezza di guida. In ogni situazione la bici risponde sempre al meglio, senza mai far rimpiangere di non aver comprato un altro prodotto, ma anzi gratificandoci della scelta fatta, soprattutto quando si è in gruppo e si possono fare confronti diretti con altri telai (ed assemblaggi) sulla carta, “a voce di popolo”, più blasonati. 

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