BicicletteIn prova: Cinelli Man Machine
Un prodotto di grande qualità con un grande carattere; adatto a chi cerca il confort ma non rinuncia alle prestazioni
L'Azienda Cinelli nasce nel 1948 grazie a Cino Cinelli, un bravo corridore professionista, che decide di mettere a frutto la sua esperienza ciclistica. Molte le sue invenzioni, o intuizioni, che in qualche modo hanno reinventato il concetto di bicicletta, citiamo: il primo manubrio in alluminio, la prima sella con lo scafo in plastica, i primi cinghietti fermapiede, il primo pedale a sgancio rapido. Nel 1978 una svolta importante per l'Azienda, Cinelli cede la sua attività ad Antonio Colombo, industriale impegnato nel settore dei tubi di acciaio con il marchio Columbus. Passa di mano l'Azienda ma non lo spirito innovatore, così si arriva ai tempi odierni dove Cinelli ha ancora innovato nel mondo della bicicletta con la mtb Rampichino (1985), il nastro Cork Ribbon (1987), le prolunghe Spinaci (1996), le bici da città Bootleg (2000) e con la curva Ram (2002). Passi importanti che hanno portato l'Azienda milanese ad essere conosciuta in tutto il mondo e a diventare un oggetto di culto negli Stati Uniti. La Gamma La Cinelli Man Machine
La Man Machine si basa su di un pregevole telaio monoscocca in carbonio e forcella in carbonio monoscocca, ovviamente tutto firmato Columbus. Il triangolo principale del telaio si caratterizza da un tubo obliquo dalla forma di goccia (più o meno, è la figura geometrica che maggiormente vi si avvicina) ma non spigolosa; più schiacciato, quasi ovoidale, il tubo orizzontale, che ricalca comunque la sezione del tubo obliquo, con un evidente, ma non eccessivo, sloping. Entrambi i tubi hanno un dimensionamento non particolarmente generoso, mentre lungo, in proporzione alla taglia o ad altre realizzazioni, appare il canotto di sterzo, che presenta un andamento a clessidra, più stretto al centro e più largo alle estremità per alloggiare la serie di sterzo integrata da 1 pollice ed 1/8. Bella la forcella monoscocca con i foderi molto piatti e a conformazione alare. Il tubo verticale permette l'alloggiamento di un reggisella da 31.6 millimetri. La scatola del movimento centrale si presenta compatta e ben raccordata al resto delle tubazioni. La fibra di carbonio è perfettamente stesa ed ottimo è il punto di congiunzione con il carro posteriore. Quest'ultimo è realizzato con tubi rastremati che idealmente si riallacciano a quelli usati per la forcella, ma senza avere dimensioni oversize. L'assemblaggio adottato per questa versione prosegue con elementi di grande qualità e valore tecnico. Troviamo così la preziosa curva Ram2, in carbonio monoscocca, dotata del pratico supporto per il ciclocomputer, il reggisella Ram, completato dalla sella Selle Italia SLR, per poi giungere al gruppo Sram Force, con le leve in composito, la guarnitura compatta in carbonio, il pacco pignoni con scala 11-23 denti, gli ottimi freni Force. Le ruote sono le Mavic Ksirium SL, su cui sono stati montati i copertoncini Michelin Pro2 Light. La bici, nella taglia M, così assemblata, ha un peso di 7.2 kg, come da noi verificato. E' proposta in quattro taglie: s,m,l,xl e due colorazioni: quella del servizio, denominata Carbo&Chili , e Carbo&Lemon. I particolari tecnici
Molto bella la curva Ram 2, si notino anche i comandi del gruppo Sram Force
Anche il reggisella appartiene alla serie Ram
La forcella Columbus si è dimostrata un compromesso ideale tra rigidità e capacità di assorbire i colpi, pregevole la fattura
Si noti la congiunzione tra carro posteriore e tubo orizzontale
Perfetta la realizzazione del canotto di sterzo
Il carro posteriore si è dimostrato reattivo, ma comunque capace di filtrare bene le sconnessioni; ottima, come sempre, la sua realizzazione
La scatola del movimento centrale dimensionata non in modo eccessivo
Sopra e sotto i particolari che ci hanno meno convinto, la mancanza di protezioni ai lati del telaio e il cavo del deragliatore che potrebbe essere meglio guidato
Lo Sram Force si è dimostrato all'altezza della situazione e con una qualità costruttiva elevata
La prova su strada
La Man Machine si dimostra subito una bici dalla qualità elevata. Il telaio monoscocca è perfettamente realizzato con una trama del carbonio ben stesa e giustamente lasciata in bella vista, anche l'assemblaggio è di ottima qualità e si integra alla perfezione con il contesto generale. Le grafiche sono particolari, ma ben realizzate e tutte coperte da uno spesso strato di vernice trasparente che le renderà brillanti a lungo. Per questo ci ha stupito non vedere un minimo di protezione nei punti in cui i cavi dei comandi toccano il tubo di sterzo, o una protezione sul fodero basso del carro che lo proteggesse dagli squotimenti della catena, o una migliore guida al cavo del deragliatore che scorre nudo dentro la congiunzione tra carro e scatola del movimento centrale. In realtà, non ci sono problemi e non ne abbiamo rilevati durante tutto il test, ma la cura costruttiva generale di questa bicicletta avrebbe meritato una maggiore attenzione anche su questo aspetto. In sella si è subito a proprio agio. La sella Selle Italia è giustamente minimale e molto leggera ma assicura comunque un discreto confort anche sulle lunghe distanze, pur rimanendo una sella molto sportiva e quindi con un confort "sportivo", da usare assolutamente con un buon fondello. La piega monoscocca si è rilevata ottima per l'ergonomia che consente di impugnarla correttamente in ogni posizione, ed anche per la sua costruzione monoscocca che permette un'efficace capacità di assorbimento delle vibrazioni. Stesso identico comportamento lo si deve al reggisella Ram. Entrambi questi componenti, poi, si sono rilevati molto validi anche sotto il profilo della rigidità, con un comportamento in grado di appagare anche i ciclisti più esigenti sotto questo profilo. Ottimi i comandi Sram, che consentono una presa facile ed intuitiva. I comandi doubletap si sono dimostrati vincenti con una escursione moderata per passare di rapporto, ed uno sforzo contenuto. Ottimo il loro uso con un solo dito, soprattutto quando si è impegnati nel fuorisella. Le leve dei freni si sono rilevate vicine alla piega e di facile utilizzo con uno sforzo moderato per ottenere un'ottima potenza frenante. Il freno posteriore, poi, si è dimostrato molto potente, tanto da richiedere un minimo di attenzione sull'asfalto con poca aderenza onde evitare spiacevoli bloccaggi della ruota. I più smaliziati troveranno questo comportamento ottimo, perché consente sempre una grande potenza frenante, lasciando all'atleta la capacità di modulare la frenata. I meno esperti dovranno fare un minimo di attenzione in più per prendere le giuste misure. Ottima la potenza e la modulabilità del freno anteriore. Sia cambio che deragliatore lavorano al meglio, dopo un'attenta messa a punto, con passaggi di rapporto veloci e precisi e solo con la catena in tiro l'azione si fa un poco più macchinosa e rumorosa. La guarnitura compatta è ottima per fattura e con una buona rigidità, ma una scorrevolezza perfettibile (in riferimento alla classe di prodotto a cui appartiene). Ci ha lasciato qualche perplessità la rapportatura finale scelta; infatti, il 34-50 accoppiato al pacco pignoni 11-23 potrebbe risultare corto per i più dotati fisicamente ed ancora troppo lungo per i meno allenati. Forse alla fine è stata scelta una soluzione di mezzo che può accontentare un pò tutti. Le ruote Mavic Ksirium SL si sono dimostrate molto leggere, adatte ai continui rilanci di azione e senza alcun dubbio alla salita dura, dove si esaltano. Non eccezionale, invece, la loro scorrevolezza, almeno in paragone al peso ed alla fascia di prezzo. La pista frenante rettificata consente di migliorare e supportare al meglio il già citato comportamento dell'impianto frenante, con frenate modulabili, precise e con un'ottima resistenza alla fatica. Anche i Michelin Pro2 Light non sono sembrati il massimo della scorrevolezza, ma hanno dimostrato di avere un buon grip, almeno sull'asciutto, mentre sul bagnato è meglio essere cauti e diminuire la pressione di gonfiaggio. Ma ora veniamo al telaio, il vero protagonista della prova. Da subito emerge l'ottima capacità del carro posteriore e della forcella di assorbire le sconnessioni dell'asfalto, coadiuvati, in questa funzione, anche dalla piega e dal reggisella. Il confort che ne esce, soprattutto sulle lunghe distanze, è veramente rimarchevole. Il carro posteriore, per contro, non ci è sembrato iper reattivo, ma si tratta di una inezia rispetto alle sue capacità di assorbire le sconnessioni. Accordata al carro ci è sembrata la rigidità della scatola del movimento centrale. Questo comportamento è praticamente inavvertibile ai più e si dimentica ben presto appena si percorrerà il primo tratto di strada sconnessa. L'avantreno, invece, è molto reattivo e risponde con notevole velocità ai comandi impartiti. In discesa, questo comportamento permette di essere velocissimi, grazie ad ingressi in curva fulminei ed anche all'ottima potenza frenante dell'impianto Sram. In questo gioca un ottimo ruolo anche la forcella e la serie di sterzo, capaci di digerire anche le frenate più brusche senza il minimo cedimento, pur mantenendo un'ottima capacità di assorbire le vibrazioni. Nei percorsi ondulati, si apprezza oltre al già citato confort la rapportatura ravvicinata delle varie marce, mentre si potrebbero desiderare delle ruote, ma soprattutto dei copertoncini, più scorrevoli. In salita, invece, le ruote Mavic ed il peso leggero di tutta la bici consentono ascese in tutta tranquillità e con un ottimo passo. Nella successiva discesa, come già detto, si riesce poi ad essere molto competitivi. Nel piatto, invece, si torna a evidenziare una rigidità del mezzo non ai vertici assoluti (ma non voleva essere questo l'intento di Cinelli), ma ancor di più ruote e copertoncini non al top per scorrevolezza. In presenza di forte vento laterale si deve lavorare con le braccia perchè la svelta geometria dell'anteriore porta la bici a risentire molto della spinta del vento (aiutata anche dalla leggerezza del mezzo), in questo non aiutano molto i raggi piatti delle Mavic, ma la situazione rimane sempre sotto controllo. Sempre la svelta geometria dell'avantreno porterà ad avere una maggiore attenzione nelle curve o sullo sconnesso, dove si deve ben tenere e dirigere lo sterzo per mantenere la giusta traiettoria. Anche in questo caso, però, si tratta di un aspetto che è ampiamente ripagato dall'elevata velocità degli inserimenti in curva evidenziata. Conclusioni
La Man Machine si è rilevata senza alcun dubbio una bici di grande carattere, un mix di reazioni che vanno dal cicloturismo all'agonismo puro. Assemblata con componenti di alta qualità che ne hanno esaltato il carattere, è la bici ideale per chi cerca un comportamento "racing" ma non rinuncia ad avere un ottimo confort. Nella versione da noi provata la scelta dei componenti non ha fatto altro che esaltare queste scelte progettuali. Per questo è una bici che può esaltare o deludere, spetta ad ognuno decidere quali sono le sue priorità e cosa cerca in una bici. In realtà, stiamo parlando di un grande prodotto a prescindere dalle preferenze di ognuno. In un prodotto come questo, quindi, non può passare inosservato il fatto che manchino una serie di protezioni nei punti in cui i cavi e la catena possono venire in contatto con il telaio. Una “caduta di stile” da pochi Euro, che cozza con una qualità complessiva elevatissima e con il "blasone Cinelli". Qualità costruttiva Difetti Mancanza di una adeguata serie di protezioni dove il telaio può entrare in contatto con i cavi e la catena Per saperne di più:
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