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Biciclette

In prova: Viner Mitus 2008

Il "mito" che non ti aspetti: leggera, confortevole e reattiva si esalta sulle lunghe distanze e nelle discese più tecniche. Ottimo il rapporto qualità prezzo, veramente pochi i difetti.

L'Azienda

La Viner è un'Azienda toscana con sede a Pistoia, che festeggia proprio quest'anno il 60° anniversario della sua fondazione. In tutti questi anni si è sempre contraddistinta per una produzione di qualità. Pochi numeri, forse, ma tanta sostanza ed attenzione al cliente. Un'azienda che va fiera del suo Made in Italy, non solo a parole, ma anche e soprattutto con i fatti. Tutta la sua produzione, infatti, viene realizzata in Italia, compresi i telai in carbonio. Un'azienda molto attenta alle esigenze degli appassionati: tutta la produzione può essere personalizzata secondo le richieste del cliente, dai gruppi ai componenti, dalle misure personalizzate dei telai alla scelta delle geometrie o del reggisella  integrato, molte sono le possibilità di scelta tanto che sarà ben difficile trovare due Viner perfettamente identiche.

 

 

La gamma Mitus

Il telaio Mitus è stato progettato con il chiaro intento di creare un mezzo confortevole sulle lunghe distanze, ma indirizzato all'utilizzo racing. Questo comporta non solo la necessità di creare un prodotto con spiccate doti di assorbimento delle sconnessioni del terreno e delle vibrazioni, ma anche leggero e reattivo. Un telaio adatto, quindi, alle corse molto lunghe o su percorsi molto accidentati, oppure all'appassionato che vuole il confort senza rinunciare alla rigidità tipica di un telaio da corsa. La bontà di questo prodotto è stata più volte dimostrata anche dal team Miche, che corre con telai Viner, dove il portacolori Pasquale Muto si è più volte messo in luce. La gamma Mitus per il 2008 prevede diversi allestimenti, tutti ulteriormente personalizzabili. Con il gruppo Campagnolo si hanno i modelli Centaur, Chorus e Record; con il gruppo Shimano i modelli Ultegra e Dura Ace. Poi abbiamo l'allestimento Sram, con lo Sram Force e Red; infine, la versione Miche Replica che replica, appunto, la bicicletta in dotazione al team Miche ed è equipaggiata con gruppo Miche Supertype/Record. In tutti i casi viene adottato integralmente il gruppo, e cioè: comandi, deragliatore, cambio, guarnitura (a scelta tradizionale o compatta), freni, pacco pignoni, catena. Tutta la gamma viene equipaggiata con curva, attacco e reggisella Deda. La curva è il modello Sfida, attacco e reggisella sono i modelli Ultracarbon. La sella è una Selle Italia, mentre i pedali sono i Look Keo Classic. Il portaboraccia è della Elite, in carbonio. Le ruote sono le Fulcrum, che possono variare a seconda dell'allestimento, dalle Racing 7 alle Racing 3. I copertoncini sono gli Schwalbe Stelvio nella misura 700x23. I pesi, secondo quanto dichiarato dalla casa, possono variare da 7,2 a 8,5 kg. Ribadiamo che si tratta di allestimenti di serie, perché poi il cliente può personalizzarli a piacere. 

Il telaio

Il telaio, integralmente realizzato in Italia, è un fasciato in carbonio ad alto modulo 3K. Le tubazioni, così come la forcella ed il carro posteriore, sono della Deda Acciai, costruiti su specifiche dei tecnici Viner. L'obiettivo era quello di creare un telaio confortevole, ma rigido e leggero. Per questo, dopo attenti studi, si è giunti ad una forma dei tubi quadrangolare di generose dimensioni, ma senza le esagerazioni di altri prodotti.  Questa particolare forma, oltre ad essere aerodinamica, riesce a coniugare il basso peso alla rigidità ed alla capacità di assorbimento delle vibrazioni. Il tubo orizzontale ed obliquo presentano un diametro maggiore in presenza delle giunzioni con la scatola del movimento centrale e con il tubo reggisella. Minore, invece, l'incremento del diametro nella zona del canotto di sterzo. In questo modo si è cercato di avere un'ottima rigidità nella zona della guarnitura, per avere il minimo della dissipazione di energia durante la pedalata, ed una certa flessibilità nella zona del canotto di sterzo, per assorbire meglio le sconnessioni dell'asfalto. Da ciò ne consegue che anche la scatola del movimento centrale è si ben dimensionata, ma senza esagerazioni, così come la zona dello sterzo. Il tubo sella corre lineare ed ha un diametro interno di 31,6 mm. La forcella è una Deda Black Fin, in carbonio monoscocca ad alto modulo. Come il telaio, presenta una fattura eccelsa, senza sbavature. Presenta un attento studio aerodinamico dei foderi e si caratterizza per il peso abbastanza contenuto (380 grammi quello dichiarato dalla Deda) e dalla possibilità di montare copertoncini fino a 700x32. Quest'ultimo aspetto non è da sottovalutare in quanto permette di adottare anche copertoncini maggiormente indicati per lunghe corse su strade sconnesse o bianche (vedi Eroica o le granfondo delle classiche del nord). Anche il carro posteriore è della Deda, modello Ice Tail (i foderi alti)/Box (i foderi bassi), sempre in carbonio ad alto modulo 6K. E' un carro molto leggero eppure molto performante. Presenta ampie zone di rinforzo sia nei foderi bassi che in quelli alti ed un passaggio ruota abbastanza comodo da poterci montare copertoncini più larghi del solito 700x23.  La struttura di questo carro, molto compatta ed aerodinamica, si sposa alla perfezione sia con la forcella che con il resto delle tubazioni. Tutto il carro si presenta ben realizzato con i bei forcellini in lega leggera che si raccordano perfettamente ai tubi in carbonio.  Ampia, poi, la possibilità di scelta delle misure (oltre alla già citata possibilità di farsi costruire il telaio su misura): ci sono 13 misure nella geometria standard, 4 nella geometria compact ed altrettante per la geometria donna. Oltre a questo, è possibile scegliere il reggisella integrato. Quattro i colori disponibili: carbonio naturale, celeste, rosso, arancio e rosa. Il telaio da solo pesa 1.130 grammi, mentre la forcella 380 grammi.  Ovviamente, oltre alle bici assemblate è disponibile anche il kit telaio composto da telaio, forcella e serie di sterzo FSA. Qui sotto la tabella delle geometrie e dei colori.

La bici in prova

Il modello giunto presso la nostra Redazione è assemblato con il gruppo Campagnolo Chorus e personalizzato in diversi componenti. La qualità costruttiva della bicicletta è veramente notevole. Il telaio presenta una perfetta verniciatura protetta da un ampio strato di vernice trasparente. Nelle parti dove il carbonio è ha vista, la trama appare ben stesa ed uniforme, ottimamente raccordata alle zone fasciate. I colori e le grafiche sono sobrie ed eleganti, stancheranno difficilmente e risulteranno attuali anche tra molti anni. Da più parti si ribadisce il concetto che la bici è al 100% Made in Italy, un elemento che farà piacere a molti. I cavi sono tutti ben guidati e nelle zone di possibile contatto con il telaio sono state poste delle adeguate protezioni. Anche il passaggio dei cavi sotto il movimento centrale è ben curato, per evitare qualsiasi contatto con la fibra di carbonio. Il fodero basso del carro posteriore nel lato della catena è protetto da un'elegante rivestimento trasparente, efficace e praticamente invisibile. Il gruppo Campagnolo Chorus è, come detto, adottato al completo. Fanno, così, bella mostra i comandi con le leve in carbonio e la possibilità di scalare o aumentare più marce in un solo colpo. Anche il comando del deragliatore permette di spostarlo su tre posizioni in modo da evitare lo sfregamento della catena sulla gabbia del deragliatore negli incroci più accentuati. La guarnitura appartiene sempre alla gamma Chorus Ultra-Torque, con le belle pedivelle in carbonio e corone con 39 e 53 denti (ma è possibile richiedere anche la versione compatta con 34-50, 36-50 o 34-48 denti). Il pacco pignoni è sempre il Chorus, con dieci rapporti e scala 11-12-13-14-15-17-19-21-23-25. Il cambio è il Chorus a bilanciere corto. I freni sono gli Skeleton differenziati, con archetti differenti per avere una maggiore potenza frenante sulla ruota anteriore ed evitare il bloccaggio di quella posteriore. Le ruote di serie sono le Fulcrum Racing 5, ma il nostro esemplare monta le ottime Racing 1. Le Racing 5, comunque, sono delle ottime ruote adatte ad un utilizzo quotidiano, leggere ma affidabili, le ruote giuste per una bicicletta da "macinachilometri", eventualmente da abbinare ad un altro paio di ruote per le gare. I copertoncini sono gli Schwalbe Stelvio 700x23 di serie. Piega, attacco e reggisella di serie sono della Deda Elementi in lega leggera rivestiti in carbonio, una soluzione affidabile e che permette di non far lievitare eccessivamente il prezzo finale. Il nostro esemplare, invece, ha la piega Deda Glare, sempre con struttura in lega leggera e rivestimento in carbonio, l'attacco Deda Newton 31 in lega leggera ed il reggisella Deda Blackstick in carbonio monoscocca. In questo caso possiamo affermare che l'ottimo sarebbe stato avere tutti componenti in carbonio monoscocca, ma questo avrebbe fatto lievitare troppo il prezzo, inoltre l'alluminio rivestito in carbonio presenta ottime caratteristiche di affidabilità nel lungo periodo ed è senza alcun dubbio meno delicato di una struttura monoscocca. Per questo la scelta di Viner nella configurazione di serie ci sembra azzeccata, perché affidabile, relativamente economica ed esteticamente accattivante. La soluzione della nostra bici è un up-grade, francamente non indispensabile. I pedali in dotazione sono i Keo Classic, sufficientemente leggeri ed affidabili; noi abbiamo i Look Keo carbon, che offrono un sensibile risparmio di peso ed una maggior rigidità. La funzionalità di entrambi è ottima. Il portaborraccia è in carbonio, mentre la sella è la SLK di Selle Italia. Così assemblata, completa di pedali, portaborraccia e borraccia (vuota), la bici pesa 7,9kg, come risulta dalla nostra strumentazione.

La prova su strada

Abbiamo provato a lungo ed a fondo la bici, su strade che sono andate dall'ottimo fondo stradale al veramente sconnesso, con una piccola puntata su strada bianca. Appena in sella si assume una posizione naturale e la sensazione di confidenza è notevole. Dopo pochi metri sembra di averla avuta da una vita. I pedali Keo presentano un ottimo aggancio ed un'ottima base di appoggio. Regolati alla massima tensione hanno un aggancio veramente consistente, ma per i neofiti o per i cicloturisti consiglio di regolare la forza di aggancio al minimo: è più facile e rapido sganciare la scarpa e l'ancoraggio al pedale rimane comunque sicuro. L'impugnatura del manubrio è naturale e confortevole, ma chi ha mani piccole (diciamo dalla misura M in giù) avrà una certa difficoltà a stringere bene il manubrio. Per questi ultimi, consiglierei di adottare una normale piega tonda. L'impugnatura bassa è invece adatta a tutti e la curva ergonomica assicura una presa ideale. Il nastro di serie si integra bene con l'estetica della bicicletta, ed assicura una presa sicura e confortevole, anche se lo avremmo preferito un pelo più ruvido al tatto, così da assicurare una presa ancor più sicura (soprattutto pensando ai periodi estivi dove la sudorazione è maggiore). Anche i comandi Campagnolo Chorus presentano un'ottima ergonomia, con la possibilità di scalare od aumentare più marce in un solo movimento. Questa possibilità è alquanto utile quando si affronta una rapida salita giungendo da una discesa (e viceversa), ed in generale in tutte quelle occasioni in cui c'è un notevole e rapido cambio di dislivello o di ritmo di gara. Anche in questo caso chi ha le mani grandi si ritroverà avvantaggiato: con le mani piccole, infatti, spesso non si riesce a sfruttare tutta la potenzialità del sistema, poiché l'escursione delle leve, ridotta per cambiare una sola marcia, diventa notevole quando si vogliono cambiare più di due rapporti con un solo movimento. La sella Selle Italia SLK presenta, ad un primo esame, un confort insospettato. In movimento emerge il grande confort di questa bicicletta. I tecnici Viner hanno senza alcun dubbio centrato l'obiettivo di ottenere una bici confortevole sulle lunghe distanze e sullo sconnesso. Il telaio riesce a filtrare in modo notevole tutte le asperità dell'asfalto ed in questo collabora anche la forcella. Il reggisella monoscocca aiuta ulteriormente il lavoro del telaio, ed alla sella ed al fondo schiena arrivano ben pochi contraccolpi, molto attutiti ed ovattati. Più rigido, invece, il comportamento dell'attacco e della piega. Si sente che questi componenti sono più rigidi e filtrano meno i colpi: un peccato, perché la forcella, invece, lavora veramente bene. E' rigida ma riesce ad assorbire bene le sconnessioni del terreno. A questo pregevole comportamento sullo sconnesso contribuiscono, senza dubbio, anche le quote ciclistiche del telaio, veramente indovinate. La stabilità è, infatti, esemplare ed anche alle alte velocità la sensazione di sicurezza e controllo è sempre presente. Nelle lunghe discese tecniche la bici corre veloce e sicura pennellando le traiettorie con precisione chirurgica. Soprattutto, poi, dove l'asfalto è rovinato, la supremazia di questo telaio emerge prepotentemente. Si riesce ad andare veloci con la massima sicurezza, con ingressi in curva non fulminanti, ma graduali e sicuri. Una volta impostata la traiettoria la bici la segue con sicurezza, anche in presenza di sconnesso, senza comportamenti anomali, quasi come se viaggiasse su di un binario, così si riesce ben presto a seminare tutti, con la massima sicurezza e facilità. Anche la sensibilità al vento laterale non è mai eccessiva e con poco sforzo si riesce a mantenere la giusta traiettoria. Con questo quadro è facile rimanere in sella per ore con un confort sconosciuto alle concorrenti (il tutto, poi, senza ricorrere a soluzioni telaistiche stravaganti). Tanta comodità non deve far pensare ad un telaio "molliccio": la reattività è ottima, ma sempre bilanciata e graduale. La bici, anche rilanciando l'azione sui pedali, si scompone sempre pochissimo, ma si fa tanta strada comunque. Non ha, insomma, quel comportamento nervoso di altre bici e questo potrebbe trarre in inganno. Sembra, insomma, poco reattiva, ma è solo una sensazione dovuta all'ottima stabilità e direzionalità del telaio: un pregio e non un difetto. Rispetto a telai dalla fama di essere super rigidi, se ci sono differenze queste devono essere realmente minime e non valutabili nell'uso comune. D'altronde, se non fosse un telaio "anche" rigido non sarebbe stato usato dal team Miche. Per contro, emerge chiaramente il confort, soprattutto dopo molte ore in sella, quando rispetto ad altre biciclette si è ancora perfettamente rilassati. In salita la bici corre veloce ed è facile percorrere molta strada in piedi sui pedali. Sulle salite emerge anche il comportamento delle Fulcrum Racing 1, veramente leggere e scorrevoli. In queste condizioni è facile alzarsi sui pedali con una ergonomia dell’impugnatura dei comandi quasi perfetta: è facile passare da un rapporto piccolo ad uno grande, più difficile compiere il passo inverso, perché la leva del comando è un po’ più arretrata. In pianura, con il classico ventre a terra, cioè con le mani sull'impugnatura bassa, la bici corre veloce e l'ergonomia dei comandi è perfetta sia per aumentare che per scalare le marce. La leggerezza del mezzo, già apprezzata in salita, si ritrova positivamente anche in queste condizioni, dove è facile raggiungere velocità elevate o rilanciare il ritmo in fuorisella. Sui percorsi vallonati, poi, è un piacere alzarsi in sella per superare di slancio un dosso senza scalare rapporto. In questo, oltre alla leggerezza ed alla reattività del telaio, contribuiscono molto anche le ruote. Le Fulcrum Racing 1 hanno mostrato, nel corso della prova, tutta la loro bontà. sicure ed affidabili, mostrano un'ottima scorrevolezza ed il peso veramente contenuto aiuta nei cambi di ritmo ed in salita, dove la loro risposta è sempre ottima. In quasi 1.000 km, gran parte dei quali su strade non in perfette condizioni, non hanno avuto problemi di sorta, mantenendo l'ottimo centraggio e la giusta tensione dei raggi; inoltre, non soffrono molto il vento laterale. I fianchi rettificati, inoltre, aiutano il lavoro dei freni migliorandone la modulabilità. Una coppia di ruote ottima. I copertoncini Schwalbe Stelvio 700x23 gonfiati al massimo consentito (10 bar) hanno dimostrato un'ottima scorrevolezza: sull'asciutto corrono via sicuri, mentre il profilo praticamente slick impone qualche attenzione sull'asfalto bagnato. In questi frangenti è consigliabile ridurre la pressione a 6 bar, per ritrovare la massima confidenza e sicurezza, a scapito di un filo di scorrevolezza. Sono comunque degli ottimi copertoncini, adatti ad un uso quotidiano ed intensivo, a 360 gradi. I freni Campagnolo Skeleton svolgono il loro ottimo lavoro: potenti e resistenti alla fatica. Il freno anteriore è ottimo per potenza e modulabilità; il posteriore richiede di essere spremuto di più per avere potenza decelerante. Questo è un comportamento voluto dalla stessa Campagnolo per evitare bloccaggi indesiderati al posteriore. Il neofita troverà ampi benefici da questo sistema ma, forse, i più esperti avrebbero preferito un comando più reattivo. Per contro, sul bagnato o in condizioni di asfalto viscido, tutti apprezzeranno questa modulabilità del freno posteriore. Anche nelle lunghe discese, più volte prepotentemente chiamati in causa, non hanno mai tradito le aspettative, fornendo decelerazioni sicure e modulabili. Anche sul bagnato il loro comportamento è sempre risultato ottimo. Il cambio ed il deragliatore sono a prova di errore. Più volte maltrattati non hanno mai sbagliato, anche negli incroci più disparati o cambiando una o più marce con la catena in forte tiro. I comandi sono fluidi ed il cambio di rapporto non necessità di uno sforzo eccessivo. Il passaggio da un rapporto all'altro è fluido, rapido e silenzioso. Solo con gli ultimi rapporti, cambiando senza alleggerire il colpo di pedale, emerge una maggiore rumorosità ed una minor fluidità della cambiata, ma è un comportamento che si rivela al limite (e forse anche oltre) dell'uso del cambio. Anche il deragliatore ha gli stessi pregi del cambio ed utile si rivela la possibilità di spostarlo su tre posizioni intermedie, prima che cambi rapporto, per evitare che negli incroci massimi la catena vi strisci contro. La guarnitura Ultra-Torque ha messo in mostra tutte le sue doti di rigidità e la sua compattezza, che permette alle scarpe di correre vicino al telaio, in un'ottima posizione dal punto di vista della biomeccanica della pedalata. Infine, la sella SLK si è dimostrata la scelta ideale per questa bicicletta: anche dopo molte ore il confort rimane elevato ed inesistenti gli indolenzimenti nelle parti intime, perineo in primis. 

Conclusioni

La Viner Mitus ha messo in mostra evidenti doti di confort, soprattutto sulle lunghe distanze, e guidabilità insospettate. La reattività è ottima, ma non appariscente, sembra al contrario poco reattiva e solo confrontandola con altri prodotti ci si rende conto che invece è anche molto reattiva al livello dei migliori telai racing. La forcella lavora bene e contribuisce in modo determinante alle doti di guida della bici; solo in situazioni limite mostra il fianco a qualche critica. Cambio e deragliatore sono ottimi, così come i cerchi ed i copertoncini. Sarebbe il caso di adottare attacco e curva in carbonio monoscocca per migliorare ulteriormente il confort.

Aspetti positivi:
Qualità costruttiva
Rifiniture
Confort di marcia
Rapporto qualità prezzo
Possibilità di personalizzazione
Doti di guida
Stabilità
Sicurezza
Frenata
 
Aspetti negativi:
Gruppo guida non in carbonio monoscocca (e per la produzione di serie anche il reggisella)
Fulcrum Racing 1 non di serie
 
Per chi è adatta
Agonista: è la bici ideale per le corse molto lunghe, soprattutto con condizioni di asfalto non perfette. Qualche dubbio emerge per essere adottata da un velocista puro.
Granfondista-cicloturista: è l'esaltazione di questa bicicletta, praticamente perfetta
Neofita: la sensazione di sicurezza, il comportamento sempre sincero e sicuro ne fanno una bici ideale per il neofita.
Donne: quattro taglie dedicate alle donne, la possibilità di avere il telaio su misura, la possibilità di personalizzare i componenti ne fanno un'ottima bici per il "gentil sesso".

Consigli per l’acquisto

Il telaio ed il gruppo di serie sono ottimi; per migliorare ulteriormente il confort si potrebbe aggiungere reggisella, attacco e piega in carbonio monoscocca; poi le ruote Fulcrum Racing 1 ed infine i pedali Look Keo Carbon.

I prezzi

Il kit telaio, composto da forcella telaio e serie di sterzo, costa 1.995 Euro, un prezzo competitivo nei confronti dei concorrenti, soprattutto in virtù della sua qualità costruttiva e delle sue doti dinamiche. La bici completa ha un range di prezzi che vanno da 3.295 Euro dell'allestimento Campagnolo Centaur ai 5.252 Euro della Team Miche Replica, ed anche in questo caso i prezzi ci sembrano avere un certo vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti (magari con prodotti realizzati nel sud-est asiatico); il rapporto qualità prezzo è quindi più che buono ed ottima la possibilità di personalizzazione. 

La Viner Mitus Team Miche Replica

Per saperne di più:
Viner Spa
Via Gora e Barbatole 276
051100 Pistoia
Tel. 0573/477222
Fax. 0573/47711
Sito internet:
www.viner.it
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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