28/03/2008
L'importanza della soglia anaerobica nel
ciclismo e l'utilità del cardiofrequenzimetro

Il grafico relativo alla prima prova
Come abbiamo visto nel precedente
articolo, tramite il test di Conconi possiamo rivelare il valore della
nostra soglia anaerobica, cioè di quel valore personale in cui la
quantità di acido lattico prodotto dal nostro organismo è pari al suo
smaltimento. In questo caso, riusciremo a mantenere una prestazione di
alto livello per un lungo periodo, cosa che non sarebbe possibile
viceversa, poiché ben presto l'acido lattico si accumulerebbe nei
muscoli provocando un rapido decadimento delle nostre prestazioni e
l'insorgenza del dolore muscolare, che ci impedirebbe di proseguire la
prestazione. Il mantenimento, o meglio il non superamento, del valore di
soglia anaerobica è quindi importante per riuscire a raggiungere ottime
prestazioni, pari a quanto consentito dal nostro stato di forma fisica
nelle prestazioni di lunga durata. Per il ciclista, quindi, l'obiettivo
è quello di non superare mai il proprio valore di soglia anaerobica,
indipendentemente dalle fasi della corsa e dalle condizioni del
percorso. Cosa facile a dirsi, meno a farsi. Spesso le fasi della corsa
ed il percorso stradale vanno nella direzione opposta, impegnando in
prestazioni anaerobiche l'atleta, che si lascia trasportare dagli eventi
della gare e del percorso. Occorre, invece, sangue freddo e saper
gestire le proprie forze senza essere sopraffatti dagli eventi. Rimanere
al disotto della soglia anaerobica significa saper usare le proprie
energie in modo oculato, magari usando un rapporto più corto, rimando
seduti sulla sella, lasciando sfogare gli altri. Per meglio analizzare
l'importanza del rimanere all'interno del valore di soglia anaerobica,
abbiamo condotto un pratico esperimento che ha rivelato tutta la sua
efficacia. Ad un atleta, abbiamo chiesto di effettuare un dato percorso
chiedendogli di dare il massimo di se stesso. Un percorso non facile,
con due salite molto dure, di cui una abbastanza lunga. Dopo due giorni
di defaticamento, allo stesso atleta è stato chiesto di ripetere lo
stesso percorso, sempre dando il massimo di se stesso, ma avendo
l'accortezza di non superare la soglia anaerobica che precedentemente
era stata calcolata con il test di Conconi. Abbiamo effettuato i due
giorni di defaticamento in modo che venissero completamente recuperate
le energie dal precedente test, ma anche in domo che le prestazioni
massimali espresse dall'atleta fossero sostanzialmente le medesime, cioè
non ci fosse un incremento di prestazioni dovute all'allenamento. Oltre
al cardiofrequenzimetro, l'atleta aveva a disposizione un contapedalate.
Tutte e due le prove sono state precedute da un adeguato allenamento e
l'atleta conosceva bene il percorso. Nel primo caso, l'atleta parte "a
tutta", subito in pedi sui pedali e con rapporti lunghi, raggiunge e
supera ben presto il valore di soglia anaerobica. La cadenza di pedalata
non è elevata, a causa dei rapporti lunghi, ma la velocità è buona, in
rapporto alle capacità dell'atleta. Purtroppo, il volere dare tutto
impedisce di avere una prestazione costante. Infatti, di tanto in tanto,
"crolla", è costretto a sedersi e riprendere fiato. Questo avviene
soprattutto nelle discese, dove recupera interrompendo l'azione della
pedalata. In pianura, mantiene un rapporto lungo con una frequenza di
pedalata media, mentre, poi, attacca la salita più dura e lunga di tutto
impegno. Proprio qui, raggiunge il picco di frequenza massimo a lui
consentito, si deve sedere e rallentare l'azione. Oramai da quasi un'ora
oltre il valore di soglia, inizia a sentire l'acido lattico che si
accumula nelle gambe e la sua azione inizia a farsi più "legnosa". La
discesa dal picco più alto raggiunto dal percorso, viene fatta quasi
senza pedalare. L'ultimo tratto in pianura è fatto ad una velocità
medio-bassa, perché l'atleta non riesce a spingere sui pedali, anche se
con uno "scatto di orgoglio" riesce ad affrontare le ultime salite
ancora in pedi sui pedali. Arriva al traguardo stremato, ha dato tutto
ciò che poteva, lo dimostra il miglioramento del suo record sul
percorso.

Qui il grafico relativo alla seconda prova
Nel secondo caso, invece, abbiamo
chiesto all'atleta di dare sempre tutto ma di rimanere sotto il livello
di soglia anaerobica, almeno nei limiti del possibile. Parte sempre
all'attacco, ma riesce a "limitarsi". Comprende subito che è meglio, per
non superare la soglia anaerobica, usare rapporti più corti di quanto
aveva fatto in precedenza, "mulinando" (ma neanche tanto) sui pedali
riesce ad avere una velocità maggiore pur con una frequenza di battiti
minore. Arriva in cima alla prima salita meno stremato, e questo gli
consente di spingere in discesa guadagnando tempo. In pianura mantiene
sempre una cadenza di pedalata elevata, riuscendo ad essere veloce pur
rimanendo al di sotto della soglia. Così attacca la salita più dura con
rapporti corti e sempre seduto sulla sella, non fa scatti ma ha un passo
costante con una frequenza di pedalata sempre sostenuta (circa 80
pedalate al minuto); per questo sfrutta tutti i rapporti, cosa che nel
precedente test non aveva fatto. Giunge al culmine del valico già in
vantaggio e meno stremano rispetto alla precedente prova. Questo gli
consente di continuare a pedalare in discesa e nella successiva pianura.
Ora, però, rispetto al precedente test, è più fresco e con ancora
energie da spendere, quindi pur con un elevato ritmo di pedalata riesce
ad impiegare rapporti più lunghi, con evidenti benefici sulle velocità
tenute. Nelle ultime salite, riesce sempre a mantenersi vicino al valore
di soglia con ottime frequenze di pedalate, che rimangono invariate
anche nell'ultima discesa, in cui il nostro atleta continua a spingere.
Arriva al traguardo stanco, si, ma con ancora energie da spendere,
perchè l'acido l'attico non si è accumulato nei muscoli. Il nuovo
primato personale è una piccola soddisfazione, pur avendo creduto che
stava andando più piano, visto che in più di una occasione si è
trattenuto dall'alzarsi in piedi sui pedali con un rapporto più lungo.
Alla fine, pur nella brevità del test (i risultati sarebbero stati ben
più eclatanti in un test più lungo) è emersa l'importanza della soglia
anaerobica, della sua conoscenza e di come saperla sfruttare. Il test ha
messo in mostra, inoltre, come sia inutile e controproducente utilizzare
rapporti lunghi e basse frequenze di pedalate. Soprattutto per chi non è
abituato, quindi, occorre un diverso atteggiamento mentale ed anche una
diversa preparazione della bicicletta. I rapporti dovrebbero sempre
essere adeguati al percorso da eseguire, permettendoci di lavorare
sempre nella zona aerobica o al suo limite; la cadenza di pedalata
dovrebbe essere sempre vicina all'ideale delle 100-110 pedalate al
minuto in pianura ed almeno 75-80 pedalate al minuto in salita. Più
difficile, invece, la gestione di una gara in gruppo. Però, se uno
scatto oltre la soglia è ben tollerato e fattibilissimo, ben diverso è
voler rimanere agganciati ad un gruppo che ci costringe al "fuorisoglia"
costante. Prima che sia il fisico a cedere, è meglio che siamo noi a
rallentare e proseguire con il nostro ritmo. Il test ha messo in mostra
che, poi, si può tranquillamente riguadagnare il terreno perduto,
soprattutto quando mancano molti chilometri all'arrivo.
Luca Salvatelli