08/03/2008
La scelta di un telaio da donna,
peculiarità e differenze con uno da uomo
La scelta di un telaio, riferita non
tanto al modello o alla marca, ma alle sue misure è sempre una cosa un
pò difficile, soprattutto per chi è alle prime armi, o male consigliato.
Purtroppo, se per gli uomini la scelta è varia ed abbondante, la stessa
cosa non si può dire per le donne. Sono poche le Aziende che producono
telai specifici per l’antropometria femminile e meno ancora i negozianti
che le tengono in vetrina. Ovviamente, c’è sempre la possibilità di
rivolgersi ad un bravo artigiano, ma questa è una soluzione che spesso
giunge dopo diverse prove, magari fallimentari, e qualche anno di
esperienza, ma non è detto che sia l’unica strada percorribile.
L’importante è capire di cosa una donna abbia bisogno, avere le idee
chiare e saper dire di no a quei commercianti che, privi di scrupoli e
giocando sulla non conoscenza della materia, rifilano un bel telaio da
uomo ad una donna. In questi casi, la tecnica di vendita, alla
malcapitata, è sempre la stessa: “Ho qui questo bel telaio (ovviamente
con geometrie da uomo) ….. è la misura giusta per te ….., poi te lo
sistemo io….”. Più o meno è quasi sempre così, basandosi sul fatto che i
parametri di utilizzazione sono uguali a quelli maschili e facilmente
raggiungibili cambiando attacco manubrio e reggisella. Ma vediamo
perchè per una donna è importante avere un telaio costruito
appositamente per le donne (non importa che sia fatto su misura,
l’importante è che appartenga ad una collezione progettata espressamente
per le donne). In media una donna, rispetto ad un uomo, è caratterizzata
a parità di altezza totale, da mani, piedi, avambracci e gambe più
piccoli, ma, proporzionalmente, femore (coscia) e omero (braccio) più
lungo, inoltre bacino più largo. In sostanza, i rapporti tra
coscia-gamba e tronco-arto inferiore sono maggiori nelle donne. Già cosi
è evidente che un uomo ed una donna, pur avendo la stessa altezza, non
potranno mai usare un telaio con le stesse quote. La donna, infatti,
avrà bisogno di un tubo piantone (o verticale, o tubo reggisella) con un
angolo meno accentuato (solitamente 72-73 gradi), in pratica il tubo
piantone dovrà essere maggiormente inclinato indietro. Questo permetterà
alla donna, che come visto ha un femore più lungo, di mantenere la sella
centrata sul reggisella, invece di essere costretta ad arretrarla al
massimo, quando non è necessario adottare un reggisella con arretramento
maggiore. L’avambraccio più corto e le mani più piccole, poi, porteranno
ad avere un attacco manubrio ed un tubo orizzontale più corti,
solitamente di 2-3 centimetri, in modo da evitare una eccessiva
inclinazione del busto. Anche il manubrio dovrà essere diverso, non solo
più stretto, in proporzione alle spalle, ma soprattutto di forma
diversa. Con una curva più chiusa e poco profonda, oltre che una
distanza ridotta tra presa alta e bassa. Questo perchè le mani più
piccole sono anche più corte, e con una curva da uomo la donna rischia
sempre di essere con il busto troppo allungato quando posiziona le mani
sulla presa bassa.

Ma visto che un telaio da uomo, adottando un
reggisella con un adeguato arretramento ed un attacco della giusta
lunghezza, può essere adattato alle misure antropometriche di una donna,
perché dannarsi tanto l’anima, perché non credere e dare fiducia al
negoziante che abbiamo tirato in causa sopra? Raggiungere elevate
prestazioni, pedalare in sicurezza e con un ottimo controllo del mezzo,
riuscire a trasmettere tutta la propria potenza (tanta o poca che sia)
ai pedali prima ed alla ruota posteriore poi non dipende solo dalla
giusta altezza della sella o dall’inclinazione del busto. Per prima
cosa, occorre anche che il peso del ciclista, in questo caso della
ciclista, sia correttamente distribuito tra i due assi e che i punti di
forza che esercita l’atleta siano posizionati nei punti previsti dal
progetto del telaio. Una sella troppo arretrata, un attacco manubrio
troppo corto, il busto troppo o troppo poco inclinato, portano
inevitabilmente ad uno squilibrio dei pesi, ben oltre quelli previsti
dal progettista. Teoricamente, la corretta distribuzione dei pesi
prevede che il peso totale (atleta più bicicletta) sia distribuito per
il 60% sulla ruota posteriore e per il restante 40% su quella anteriore.
Nella progettazione del telaio i tecnici prevedono tale distribuzione in
base a tabelle statistiche, per cui si disegnano delle quote, altezza
tubo piantone e sua angolazione, lunghezza tubo orizzontale, secondo
tali dati. Ovviamente la statistica delle quote antropometriche degli
uomini è ben differente da quella delle donne, e porta sempre ad avere,
per rispettare la corretta distribuzione dei pesi, due telai differenti
per un uomo ed una donna che hanno la stessa altezza. Detto questo,
abbiamo svolto, grazie all’aiuto di una collaboratrice, un test per
ribadire la validità delle teorie fin qui espresse. L’atleta che si è
sottoposta al test ha una bici con telaio da uomo, ma adattato alle sue
quote di cavallo, lunghezza busto e braccia (diciamo che tutti gli
angoli fondamentali delle articolazioni e del tronco sono corretti) per
contro ha una sella maggiormente arretrata, con la slitta quasi tutta in
dietro ed un attacco manubrio molto corto. Per il resto, ribadiamo, la
posizione di guida è corretta. Pesata con la bici e poi in sella,
abbiamo rivelato questa distribuzione dei pesi: peso totale bici più
atleta kg 73.600, peso gravante sulla ruota anteriore kg 25.000,
corrispondente al 34% del peso totale, peso sulla ruota posteriore kg
48.600, corrispondente al 66% del peso totale. Come possiamo vedere, la
distribuzione del peso è totalmente errata, troppo spostata sulla ruota
posteriore, a causa del tubo orizzontale troppo lungo e della sella
troppo arretrata. La stessa atleta è stata poi posizionata su di una
bici da donna della sua misura. Regolati alla perfezione altezza sella,
arretramento della stessa e lunghezza dell’attacco manubrio, abbiamo
rilevato questi pesi: peso totale bici più atleta kg 69.150, peso
gravante sulla ruota anteriore kg 28.000, corrispondente al 40.5% del
peso totale, peso sulla ruota posteriore 41.15, corrispondente al 59.5%
del peso totale: come possiamo vedere, siamo praticamente vicino
all’ottimo teorico (che si può raggiungere con un telaio su misura). Dal
punto di vista estetico, salta subito all’occhio la sella centrata sul
reggisella e l’attacco manubrio di una lunghezza adeguata e
proporzionata alla lunghezza del tubo orizzontale, che è ben più corto.
Una bici ben più piccola, proporzionata ed anche leggera, a parità di
telaio. In pratica, su strada non cambia tanto il modo di pedalare,
quanto la conduzione della bicicletta e la sicurezza. Con maggior peso
sulla ruota anteriore avremo una maggiore stabilità sia in curva che
sullo sconnesso. Gli inserimenti in curva saranno più precisi e stabili
e lo sterzo non tenderà ad allargare in uscita di curva. L’attacco più
lungo, inoltre, consentirà una maggiore maneggevolezza, pur mantenendo
intatta la stabilità e la precisione di guida. Sul bagnato si godrà di
un maggiore presa della ruota anteriore, sempre grazie al maggior peso
che grava su di essa, e si avranno minori possibilità di bloccare la
ruota in frenata, proprio grazie al maggior grip, sempre dovuto al
maggior peso che vi grava. Il telaio più compatto, la sella centrata sul
tubo piantone, porteranno poi ad una bici più rigida, sempre a parità di
telaio, che riuscirà a trasmettere meglio la potenza alla ruota
posteriore. Queste le differenze non di poco conto che aumentano ancora
con assetti ancor più “posticci”, come a volte ci capita di vedere, con
donne costrette con busti esageratamente allungati sulla bici o per
contro troppo “sedute”. Nel primo caso avremo sempre un controllo
precario del mezzo, oltre che un eccessivo sovraccarico dei muscoli della
schiena, sia nella zona lombare che cervicale, con un precoce
affaticamento. Nel secondo caso non solo si è esposti inutilmente troppo
al vento, ma si è in una posizione poco adatta ad imprimere una giusta
spinta sui pedali. In conclusione, possiamo comprendere come sia
fondamentale per una donna pedalare su di un telaio appositamente
progettato per l’utenza femminile. Come sempre, la perfezione la si
ottiene con un telaio su misura, in cui si dovrà tenere conto, oltre che
delle personali quote antropometriche, anche della mobilità della
cerniera lombo sacrale, scapolo omerale e cervicale, ma si riesce a
raggiungere un’ottima posizione anche con un telaio standard, purché
progettato per l’utenza femminile. Altre soluzioni sono da scartare nel
modo più categorico, ed alla lunga possono risultare persino dannose e
pericolose.
Luca Salvatelli