Google
 

Editorale

 

28/11/2006

Noi ed il doping 

Grazie a tutti!

Sinceramente non credevamo in un successo simile. Grazie, soprattutto, a coloro che ci hanno scritto dandoci dei consigli e grazie a tutti coloro che oramai ci leggono quotidianamente. Tutti Voi avete notato che non parliamo di doping e delle indagini di cui tanto si sente parlare; molti ci hanno chiesto come mai. Mentre alcuni famosi giornalisti continuano a dire che il doping, oggi, nel ciclismo, sta scomparendo, grazie ai severissimi controlli; che il fenomeno è sconosciuto nelle categorie giovanili, tra gli amatori e tra i dilettanti; noi, anche per esperienza diretta, crediamo l'esatto contrario! Il doping nello sport è in tutte le discipline, a tutti i livelli: credere il contrario è pura utopia. L'attuale lotta al doping, nel ciclismo, è solo un'operazione di facciata, priva di serietà. Qualche esempio? Landis è stato trovato positivo, ma dopo due settimane ed insieme ad altri quattordici ciclisti, poverini, provvisti di adeguati certificati medici che attestavano la necessità di assumere tali sostanze. Ma dico, in un mondo dove girano milioni di euro, non è possibile attrezzare un centro di analisi mobile che faccia le analisi e le controanalisi sul posto in poche ore? E se uno è così malato da prendere medicinali in quantità industriale, non è forse meglio che se ne stia a casa a curarsi, piuttosto che fare 3500 km in bicicletta? E quegli stessi atleti, così malati, se non lo erano cosa avrebbero fatto? Vinto il Tour a 60 Km/h di media? C'è qualcosa che non quadra, a partire dal tanto sbandierato codice etico. Quel codice che ha impedito ad Ivan Basso e Jan Ullrich di partecipare al Tour de France senza che nessuno li avesse realmente accusati di qualcosa, e ad oggi non sono accusati di nulla; quel codice che tutti vogliono, ma che, forse, nessuno vuole realmente. E poi, che cosa centrano i teams? Non sono certamente loro, che devono fare le regole, c'è una Federazione per questo. Ma se la stessa Federazione non riesce a organizzare un efficiente centro di controllo antidoping, figuriamoci cosa ne può uscire fuori. E se questa è la situazione nel Pro Tour, vedete Voi come è nelle altre categorie. Che senso ha, allora, gettare negatività su di un atleta che risulta positivo all'antidoping, oppure che è sotto indagine, quando tutto può essere falso? Pantani è morto invano? Quando un indagine dirà, incontestabilmente, che un atleta ha assunto sostanze proibite, saremo i primi a comunicarlo; così come, quando la Federazione deciderà di fare seri controlli, saremo tra i primi a comunicare i nomi di coloro che risultano positivi. Oggi questo avviene? No di certo. Se solo la metà della tesi difensiva di Landis è vera, allora è sicuro che è innocente, ma oggi, a distanza di tanti mesi, non lo sappiamo. Allora è meglio tacere, noi ci occupiamo dello sport che più ci piace, con serietà e professionalità, gli articoli scandalistici li lasciamo agli altri.

Marcella Crisanti  
 

 

 

Torna all'archivio editoriale

CSS Valido!Ciclonline.com. Copyright© 2008-2018. Tutti i diritti riservati. Ogni riproduzione, totale o parziale, dei contenuti di questo sito è vietata.

Ciclonline.com. Copyright© 2008-2018. All rights reserved. No reproduction of the content is permitted.