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Editoriale

La lotta al doping si fa con la serietà, non con gli effetti scenografici

E' su tutti i giornali la recente visita degli ispettori dell'antidoping al ritiro del Team Lampre. Le accuse mosse dagli ispettori al team ed agli atleti (Ballan ha già reso una dichiarazione davanti alla procura antidoping del CONI) non sono di poco conto: presunta irreperibilità al controllo a sorpresa, mancata comunicazione della reperibilità da parte di molti atleti, tra cui Damiano Cunego: ci sarebbe del materiale a sufficienza per decimare il team con sospensioni, anche di lunga durata. Purtroppo, la lotta al doping sembra essere diventata più una vetrina per personaggi in cerca di protagonismo che un affare serio, così le richieste avanzate dall'Associazione Corridori sembrano lecite. E' quanto mai singolare che non esista un elenco di tecnici e dottori abilitati all'esecuzione dei controlli, un elenco delle strutture abilitate dove potersi recare per eseguire i prelievi, una serie di norme chiare e precise sulla reperibilità e su cosa si intenda per la stessa. In questa babele di lati oscuri si insinuano i "furbi", che sfruttano le lacune a loro favore, e rimangono intrappolati i malcapitati sprovveduti, magari poco avvezzi con le norme burocratiche. Questo stato di cose, non si sa quanto voluto o meno dai vertici federali, rischia di generare una grande confusione, rendendo meno efficace e credibile la lotta al doping e dando spazio a grandi libertà per i disonesti. Una serie di norme precise, chiare, inequivocabili, devono essere la base della lotta al doping, poco importa se questa è portata avanti solo nel ciclismo, come se fosse l'unico sport afflitto da questa "piaga". Purtroppo, oggi ci sono troppi organismi e troppe norme che tentano di disciplinare la materia, così da lasciare alibi a tutti, per la serie "io avevo rispettato quella norma, non sapevo di quest'altra ....". Altrimenti, si rischia di fare tanto rumore per nulla, come a San Vincenzo, dove è difficile non dare credito alle tesi del Team Lampre e dei suoi atleti, ingiustamente finiti sotto i riflettori. Questo senza parlare della capacità che hanno questi controlli di far saltare la programmazione degli allenamenti e che potrebbe danneggiare o avvantaggiare questa o quella squadra. Si creino, quindi, delle norme chiare e precise con un organismo serio e personale competente ed accreditato, solo così si potrà realmente partire con una seria lotta al doping, che per inciso dovrebbe riguardare tutti gli sports a tutti i livelli, non solo il ciclismo professionistico.

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