EditorialeLa passione dell'estremo
Anche se al momento non riusciamo a seguire il mondo delle ruote grasse come vorremmo, appare evidente la passione dei bikers che si iscrivono e partecipano alle 24 ore di Mtb. Un movimento, questo, ancora giovane ma che sembra riscuotere molto successo in tutte le sue varie categorie. Il segreto, forse, è quello di sempre: la voglia di mettersi in gioco, prima che con gli altri, con se stessi. In una 24 ore già arrivare alla fine è un successo enorme, che gratifica per il risultato raggiunto. Poi mettiamoci anche gli organizzatori: forse perchè alle prime armi, forse perché il numero di partecipanti non è minimamente paragonabile a quello di alcune gran fondo stradali, ma tutto sembra più genuino e vero, quasi una festa tra amici, proprio come dovrebbe essere il ciclismo amatoriale: un momento di evasione dalla routine quotidiana ed un mettersi in gioco e confrontarsi con se stessi. Spesso nelle gran fondo stradali questo spirito sembra essersi perso, ma, per fortuna, solo in coloro che puntano alla vittoria e che sono inquadrati in teams che poco o nulla hanno da invidiare a quelli professionistici. Infatti, anche nelle grandi kermesse su strada, nelle retrovie, questo spirito genuino di competizione rimane intatto, oscurato soltanto dalla corsa dei primi. Allora sarà il caso che il mondo delle 24 ore Mtb faccia di tutto per crescere nel rispetto di questa sua genuinità e nel valorizzare quelle retrovie, che tra le altre cose costituiscono il grosso degli iscritti, che partono con l'obiettivo di arrivare alla fine della corsa. Non solo una loro valorizzazione è il giusto riconoscimento per chi ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, ma restituirebbe a molte GF un'anima genuina che forse il successo ed i molti iscritti hanno fatto via via perdere. |
