EditorialeL'anno che verrà
Tanti auguri a tutti di Buon Natale e Buon Anno! Si sta concludendo un anno ciclistico per molti versi appassionante ed avvincente, soprattutto per i colori italiani; per altri versi ricco d'avvenimenti che poco dovrebbero avere a vedere con il mondo del ciclismo. Il Pro Tour ha chiuso il suo secondo anno fra le polemiche, sia di chi lo vorrebbe come unico evento del ciclismo sia di chi se ne vorrebbe sbarazzare. In mezzo, la lotta tra UCI ed organizzatori dei grandi giri, la lotta tra i teams, gli scandali, o presunti tali, sul doping e via dicendo. Mi auguro che il prossimo anno parta con auspici differenti, il primo dei quali dovrebbe essere l'interesse per ciclismo come sport: oggi troppo spesso accantonato in favore del business. Questo non solo a livello internazionale, ma anche nel nostro Paese. Il Pro Tour, così com'è organizzato ora, ha mostrato dei limiti, certo, ma non è tutto da buttare, anzi; molti organizzatori, che tanto lo criticano, ne hanno tratto giovamento, Giro d'Italia in primis. Ma non si possono cancellare decenni di storia del ciclismo in favore di nuovi interessi, malcelati da apparenti buone intenzioni; il Tour, il Giro, la Vuelta hanno fatto e stanno facendo la storia del ciclismo ed è folle pensare ad un loro ridimensionamento. Ancora di più quando, questo ridimensionamento, lo si vuole giustificare con la lotta al doping. Il doping è un problema serio e seriamente lo si dovrebbe affrontare, fino ad ora non lo si è fatto e dispero che qualche cosa possa cambiare il prossimo anno. Spero invece che il ciclismo femminile possa ancora crescere e trovare una sua dimensione, anche se mi spiace aver visto delle belle atlete (sportivamente parlando), che, per trovare un po’ di visibilità, posano, più o meno vestite, con la loro bici. Non è così che si promuove il ciclismo femminile, almeno non quello che dovrebbe attirare nuove leve, anzi, forse si rischia il contrario. Spero di poter vedere qualche gara di ciclismo femminile in più in TV, magari in diretta. Il mondo dei dilettanti soffre, secondo me, di scarsa attenzione, dei media e della federazione, ma nessuno sembra fare qualcosa di serio, neanche dei seri controlli anti-doping. La pista è quella che soffre di più, forse nel resto del mondo gli appassionati ci sono, ma in Italia manca di tutto: dalle piste ad una seria gestione. Qui, mi sento di esprimere un giudizio positivo su quanto fatto nell'ultimo anno, poche cose, certo, ma almeno si è cercato di invertire una situazione disastrosa. Spero che anche il prossimo anno si continui su questa strada. Poi arriviamo noi cicloamatori e anche qui ci sarebbe molto da fare, dai controlli anti-doping, all'esclusione degli ex professionisti dalle corse, ad una seria riduzione dei costi per partecipare alle gare. Anche in questo settore, purtroppo, sembra che il business la faccia oramai da padrone ed eventi, che dovevano essere momenti ricreativi tra appassionati, stanno, sempre più, diventando solo un grande business. Mi piacerebbe, insomma, un ritorno al passato, ma so già che non sarà possibile viste le dimensioni assunte da alcune manifestazioni. Infine, la mobilità urbana, il ciclismo non è solo sport, ma anche e soprattutto mezzo di locomozione. Oggi, nonostante il tanto parlare ed alcune lodevoli iniziative, l'utilizzo della bici come mezzo di trasporto e lontano dall'essere ribadito. Mancano non solo le piste ciclabili, ma persino adeguati spazi per parcheggiare le biciclette, mentre si continuano a costruire mega parcheggi a pagamento per le auto. Insomma, le cose da veder realizzate non mancano; io, nel mio piccolo, mi accontenterei solo che ci sia il sole quando posso uscire con la mia bici. |
