EditorialeLa via della competitività
Con il Tour Down Under possiamo considerare aperta la nuova stagione agonistica. I grandi giri e le grandi classiche si avvicinano ad una velocità maggiore di quello che sembra, e tutti sono carichi di aspettative. L'inverno è passato, e sta passando, tra raduni e stage. Ogni team ha trovato una propria via, anche in base alla propria consistenza economica, per la ricerca della competitività dei propri atleti; alcuni, T-Mobile in testa, hanno preferito mantenere unito il proprio gruppo con frequenti raduni, sempre sotto l'osservazione dei medici e dei tecnici, altri hanno preferito lasciare libero spazio ai propri atleti. C'è chi ha preferito le mete esotiche e chi ha lavorato sodo anche a casa, senza lasciarsi intimorire dal freddo, Euskaltel Euskadi in primis. Quello che è emerso e che sta emergendo in questa fase di preparazione è, forse, un nuovo approccio al ciclismo da parte dei Teams, vediamo il perché. Per prima cosa sembra essere finita l'era del team basato su di un solo uomo, eccetto la Discovery di Basso e l'Astana di Vinokourov; infatti, nessun team ha un solo capitano dichiarato, ma molti atleti in grado di puntare ai vertici delle varie competizioni. Questo è indirettamente un effetto del calendario Pro Tour, un calendario lungo e con molte corse di differente natura. I teams che puntano ad essere competitivi su tutte le gare, spinti anche dagli sponsors sempre più globali, non possono più permettersi di puntare su di un solo uomo e su poche gare. Questo non può che fare del bene al ciclismo, in quanto permette a più atleti di mettersi in luce e di poter ambire a risultati di prestigio. Altro fattore importante, l'attenzione di alcuni teams alla preparazione dei propri atleti. In passato questo non avveniva: l'atleta, da solo o con il proprio tecnico di fiducia, sceglieva tempi e metodi di preparazione, spesso incontrava gli altri compagni di team solo il giorno della gara. Finalmente, qualcuno, sembra comprendere che il ciclismo è uno sport di squadra. L'attenzione ai raduni, al monitoraggio delle prestazioni dell'atleta è un bene sia per l'atleta che per il ciclismo in generale. Per prima cosa l'atleta viene meglio controllato dalla propria squadra, l'allenamento viene pianificato da tecnici del team e costantemente monitorato a salvaguardia sia della salute dell'atleta che dell'ottenimento delle migliori performance. Poi, così facendo, si ha una maggiore responsabilizzazione dell'atleta ed una sua maggiore aggregazione e senso di appartenenza alla squadra, senza contare che è più facile, da parte del team, effettuare un vero controllo contro l'uso di sostanze dopanti. Questo è un altro elemento positivo. Infine, una maggiore professionalizzazione di alcuni teams, che hanno curato molto, durante la pausa invernale, la preparazione dei mezzi, con una cura quasi maniacale. Tutti, insomma, hanno cercato una via per la vittoria, ed il Tour Down Under ci ha fatto vedere, se mai ce ne fosse stato bisogno, che anche i tams Continental non sono stati con le mani in mano, dunque, ci aspetta una stagione entusiasmante. |
