Fibre muscolari veloci e
lente: struttura, differenze e peculiarità
3^ parte
Vediamo, dopo la lunga
dissertazione sulla costituzione delle fibre muscolari, la
differenza della potenzialità metabolica delle unità veloci e di
quelle lente. La capacità anaerobica delle unità veloci è
maggiore di quella delle unità lente; ambedue contengono gli
stessi enzimi che facilitano le reazioni del sistema ATP-PC, ma
quelli delle fibre veloci sono tre volte più attivi di quelli
presenti nelle fibre lente. Allo stesso modo, alcuni degli
enzimi glicolitici (sistema dell'acido lattico) si ritrovano in
ambedue i tipi di unità, ma quelli delle fibre veloci sono due
volte più attivi di quelli delle fibre lente. Al contrario, gli
enzimi interessati al sistema aerobico hanno un'attività
superiore nelle fibre lente, ma, soprattutto, in queste ultime
abbiamo un numero maggiore di capillari sanguigni, di mitocondri
e di mioglobina: per questo motivo sono più adatte, da un punto
di vista biochimico, ad un tipo di attività aerobica. Tornando
alle differenze, le scorte di glicogeno sono pressoché uguali,
mentre quelle di trigliceridi ammontano a circa il triplo nelle
fibre lente. La maggiore velocità di contrazione delle unità
veloci, invece, dipende dalla maggiore grandezza dei motoneuroni
rispetto a quelli presenti nelle fibre lente ed ad una diversa
costituzione delle fibre nervose (come visto nella prima parte).
Da questo dipende anche la maggiore forza contrattile delle
fibre veloci rispetto a quelle lente, perché le prime hanno un
maggior numero di fibre per unità motoria e queste ultime sono
anche più grandi. Le fibre veloci, però, a causa della loro
scarsa capacità aerobica, sono più soggette all'affaticamento.
La distribuzione nell'individuo di fibre veloci o lente è
determinata da fattori genetici e gli studi fin qui effettuati
non sono riusciti a dimostrare una variazione % della loro
suddivisione in base all'allenamento. Ciò significa che avuta,
alla nascita, una determinata suddivisione tra fibre veloci e
lente, questa non è più modificata, neanche dall'allenamento, il
quale, però, può migliorare la risposta specifica delle fibre
muscolari al tipo di sport praticato. Studi in materia, inoltre,
in atleti professionisti di livello mondiale, hanno dimostrato
come, se è vero che la maggioranza degli atleti ha una maggiore
% di fibre, veloci o lente, corrispondente allo sport praticato,
di resistenza o di potenza, è anche vero che altri, pur
teoricamente svantaggiati da una suddivisione genetica delle
fibre muscolari rispetto allo sport praticato, riescono a
raggiungere ugualmente risultati di rilievo mondiale. Questo
potrebbe significare che l'allenamento, se non può modificare la
% della suddivisione tra le due diverse fibre muscolari, può,
però, migliorare l'efficienza di quelle interessate nello
specifico sport, annullando, o riducendo, eventuali mancanze
genetiche.
Luca Salvatelli