15/01/2008
Il ginocchio
1^ parte: anatomia e
fisiologia

Il
ginocchio visto anteriormente
L’articolazione del ginocchio è la più grande del corpo umano e
sicuramente una delle più complesse, sia dal punto di vista
anatomico che funzionale. Esso, pur disponendo di un'elevata
mobilità, grazie ad una complessa struttura legamentosa, ha
un'ottima stabilità. L'articolazione è composta da una struttura
ossea e da un apparato capsulo legamentoso. La struttura ossea è
formata dall’epifisi distale del femore, dall’epifisi prossimale
della tibia e dalla rotula; mentre l'apparato capsulo
legamentoso è costituito dalla capsula articolare, dai due
menischi, dai due legamenti collaterali e dai due legamenti
crociati. La struttura formata dai capi ossei del femore e della
tibia forma un'articolazione a cerniera in grado di permettere
la flesso-estensione del ginocchio; inoltre, grazie all'apparato
capsulo-legamentoso, sono possibili anche movimenti di rotazione
interna, rotazione esterna, adduzione ed abduzione. La stabilità
dell'articolazione, invece, è legata all'integrità della capsula
articolare e legamentosa (stabilizzazione passiva) ed alla
tensione delle strutture muscolo-tendinee che si inseriscono in
prossimità dell'articolazione stessa (stabilizzazione attiva).
Le superfici articolari sono rappresentate dai condili femorali
e dalle glenoidi tibiali, due superfici a curvatura molto
complessa che permettono un movimento contemporaneo di
rotolamento e strisciamento.

Il
ginocchio visto posteriormente
Questa
particolarità permette, durante la flessione del ginocchio, di
avere una rotazione ed uno strisciamento tra i condili femorali
e i piatti tibiali che consente al ginocchio una flessione
massima di circa 160°, valore di molto superiore a quello che si
potrebbe ottenere con un rotolamento puro, a parità di
spostamento del punto di contatto sulle superfici. La rotula,
posta davanti al ginocchio, durante la flesso-estensione
trasmette la forza dal muscolo quadricipite femorale alla tibia.
Scorrendo verticalmente nella cavità intercondiloidea, la rotula
"dirige" l’azione di trazione del quadricipite in modo da
trasformarla sempre in una azione nettamente verticale sulla
tibia. Durante la flesso-estensione, la rotula si sposta di un
tratto massimo di 8 cm, pari al doppio della sua lunghezza. I
menischi, invece, sono due fibrocartilagini, uno laterale o
esterno a cerchio quasi completo ed uno mediale o interno di
forma semilunare; sono mantenuti perifericamente alla capsula
articolare mediante un legamento anteriore, detto legamento
trasverso, ed uno posteriore, che prende il nome di legamento
posteriore del menisco laterale. I menischi proteggono la
cartilagine articolare dei capi ossei attutendo le
sollecitazioni, stabilizzano l'articolazione e, soprattutto,
ampliano la superficie articolare dei piatti tibiali, riducendo,
così, il carico sui singoli punti dell'articolazione stessa.
Quest'ultima funzione è evidente specialmente nei movimenti di
flesso-estensione: infatti, durante la flessione, i menischi
vengono attratti posteriormente, quello interno dal muscolo
semimembranoso, quello esterno dal muscolo popliteo; durante
l'estensione, invece, ritornano in sede per azione dei legamenti
menisco-rotulei e per la contrazione del quadricipite femorale.
La capsula fibrosa del ginocchio si inserisce sulla faccia
posteriore del femore, 1 cm al di sopra del limite della
cartilagine articolare, e sui lati 5-6 mm al di sopra della
cartilagine, aderisce in avanti al contorno della patella ed in
basso si attacca ai piatti tibiali, 4-5 mm al di sotto del loro
rivestimento cartilagineo. Anteriormente è molto lassa e sottile
ed è rivestita internamente da una membrana sinoviale che è tra
le più ampie delle sinoviali articolari; oltre alla borsa
sottoquadricipitale, essa invia posteriormente un prolungamento
sotto il tendine del muscolo popliteo (borsa sinoviale del
muscolo popliteo) che talvolta prende anche rapporto con la
sinoviale dell'articolazione tibio-fibulare prossimale, e un
prolungamento posteriore mediano che si estroflette tra i
legamenti crociati. Al di sotto della rotula la sinoviale forma
una rientranza verso la fossa intercondiloidea per rivestire un
cuscinetto adiposo che poggia contro la porzione inferiore della
rotula e contro la faccia interna della capsula in
corrispondenza del legamento rotuleo e dei suoi lati. Si parla
impropriamente di legamento adiposo della sinoviale perché la
membrana sinoviale, una volta rivestito questo lobetto adiposo,
va a fissarsi con un'esile piega nella fossa intercondiloidea
del femore; sulla faccia anteriore della capsula legamentosa è
ritagliata una finestra in cui viene ad incastrarsi la rotula.
La stabilità del ginocchio è assicurata dai legamenti
collaterali ed i crociati, nonché dalla stessa muscolatura, che
in caso di necessità irrigidisce l’articolazione aiutando il
sistema legamentoso a mantenere la giusta configurazione. I
legamenti collaterali sono due, interno ed esterno. Quello
esterno, robusto e cilindrico, della lunghezza di 5 cm circa,
prende origine dall’epicondilo laterale del femore e si porta
alla parte antero-laterale della testa fibulare; quello interno,
nastriforme e più lungo dell’esterno, si tende tra il condilo
femorale interno e le tibia, e risulta formato da due porzioni,
superficiale e profonda, quest’ultima ulteriormente divisibile
nel legamento menisco-femorale e in quello menisco-tibiale.

Il
ginocchio visto anteriormente
Essi
impediscono gli stress in varo-valgo durante l’estensione:
infatti, sono tesi durante l’estensione e detesi durante la
flessione. I legamenti crociati sono due, anteriore e
posteriore, si tendono rispettivamente tra la fossa
intercondiloidea anteriore ed il condilo femorale esterno, e tra
la fossa intercondiloidea posteriore ed il condilo femorale
interno; si tratta di legamenti intracapsulari ma
extrasinoviali. La loro funzione principale è quella di
stabilizzare l'articolazione nel senso della rotazione sul
proprio asse e di evitare lo slittamento dei condili femorali
sui piatti tibiali quando si abbia una sollecitazione
dell'articolazione in posizione flessa (es. percorrere una
discesa o una salita); tuttavia, grazie ad una loro leggera
torsione e alla loro inserzione a ventaglio, vengono più o meno
sollecitati in tutte le posizioni assunte dai capi ossei. Il
compartimento esterno è costituito dal legamento collaterale
esterno; dal tendine del muscolo popliteo, che raggiunge il
labbro superiore della linea poplitea tibiale, e dal tendine
distale del bicipite femorale, che si inserisce sulla testa
della fibula dopo aver mandato un'espansione tendinea al condilo
laterale della tibia ed una lacinia alla fascia della gamba. Il
compartimento interno o mediale è costituito dal legamento
collaterale interno, dal legamento posteriore obliquo o popliteo
obliquo, che proviene dal tendine del muscolo semimembranoso e
si porta verso il condilo laterale del femore e dal legamento
del tendine capsulare del muscolo semimembranoso, che si origina
dalla parte antero-laterale della tuberosità ischiatica e
termina sul condilo mediale della tibia, insinuandosi tra quello
del gracile e quello del semitendinoso, aprendosi in un fascio
orizzontale che raggiunge la parte anteriore del margine
infraglenoideo tibiale, un fascio discendente che in parte
attacca al tratto posteriore del condilo mediale della tibia e
in parte espande sulla fascia della gamba, ed un fascio che si
riflette in fuori e si approfondisce per formare il legamento
popliteo obliquo dell'articolazione del ginocchio.
Luca Salvatelli