28/02/2008
Il
ginocchio
2^
parte: la condropatia femoro-rotulea

Uno dei più
diffusi problemi a cui può andare incontro il ginocchio del
ciclista è la condropatia femoro-rotulea. Nel ciclismo, una
flessione della gamba di 130°, misura presa nella parte
posteriore del ginocchio tra l'angolo formato dalla gamba e
dalla coscia, porta ad una pressione sulla rotula di 260 kg/cmq,
mentre quando si arriva ad una flessione di 145° la pressione
arriva a 420 kg/cmq e può giungere fino a 900 kg/cmq quando la
flessione arriva a 90°. Da questa analisi è facile rilevare una
relazione inversamente proporzionale tra l'altezza della sella e
la pressione femoro-patellare e proporzionale alla lunghezza
delle pedivelle. In tali condizioni, la cartilagine
femoro-rotulea può andare incontro ad un’usura precoce e
conseguente degenerazione. Le principali cause scatenanti questa
patologia possono essere riassunte in fattori di predisposizione
individuale o in fattori tecnici. Tra le disposizioni
individuali vanno annoverate: una debolezza del muscolo vasto
mediale, anomalie strutturali, incremento dell'angolo formato
tra l'asse del femore ed il prolungamento dell'asse della tibia
(frequente nelle donne con bacino largo). Tra le cause tecniche
segnaliamo: uso di rapporti lunghi per periodi prolungati, SFR
(salite forza resistente) effettuate a numero ridotto di
pedalate (30-40 pedalate al minuto), livelli di sella bassi,
sella e ginocchio avanzati rispetto al perno del pedale,
pedivelle troppo lunghe rispetto alla lunghezza del femore,
esercizi in palestra. Il sintomo principale della patologia è
generalmente un dolore alla rotula, inizialmente avvertibile
solo dopo alcune ore dalla fine dell'allenamento; se non
immediatamente curata, invece, il dolore inizia subito poco dopo
l'inizio della pratica ciclistica anche con sforzi moderati. Una
volta accertata l’infiammazione, il trattamento consiste nel
riposo, nell'uso di antinfiammatori e nella fisioterapia. Una
volta superato lo stato di sofferenza locale e rafforzato il
muscolo a sufficienza, può essere ripresa l’attività ciclistica
con gradualità, previo controllo della posizione e dei
componenti che possono aver generato il problema. Nelle prime
fasi di riavvicinamento alla bicicletta è auspicabile una
posizione di scarico rotuleo, quindi si adottano pedivelle più
corte del normale (con femori di lunghezza inferiore ai 38 cm si
useranno pedivelle da 165 cm, per femori tra i 38 ed i 42 cm
pedivelle da 167,5 cm e con femori oltre i 42 cm pedivelle da
170 cm). Anche la sella dovrà essere alzata giungendo ad un
angolo tra coscia e gamba, misurata posteriormente al ginocchio,
di 160 gradi, invece che degli ottimali 135-155 gradi e si dovrà
provvedere ad alzare il manubrio per mantenere identico il
dislivello sella-manubrio; infine, anche le tacchette possono
essere spostate in avanti di 2-3 millimetri preferendo una
pedalata di punta, mentre tutte le altre proporzioni
dell'assetto in bicicletta vanno mantenute identiche. In questo
periodo si dovrà privilegiare allenamenti non intensi, senza
salita e favorendo ritmi di pedalata medio-alti con rapporti
mediamente più corti del normale. Dopo questo periodo di
transizione, si potrà tornare all'assetto ottimale, ristabilendo
le corrette misure di tacchette, pedivelle ed altezza sella.
Luca Salvatelli