Il processo di recupero
La rimozione dell'acido
lattico dai muscoli e dal sangue
L'accumolo dell'acido lattico nei muscoli e nel sangue,
dovuto ad un intenso allenamento con valori del battito
cardiaco sopra il personale valore di soglia anaerobica,
provoca temporaneamente dolore e affaticamento muscolare;
per questo la sua rimozione è essenziale ai fini di un
corretto recupero post allenamento o gara.
Tramite test di laboratorio, su atleti impegnati al
cicloergonometro, si è osservato come una prestazione
massimale, fino all'esaurimento dell'atleta, porti ad un
elevato accumulo di acido lattico che poi necessita di oltre
un ora di tempo per essere completamente smaltito
dall'organismo. Questo è il tempo necessario per trasformare
l'acido lattico in glicogeno epatico o muscolare, glucosio
ematico o in acido piruvico (quest'ultimo può essere usato
come carburante nel sistema aerobico); questo processo di
rimozione dell'acido lattico necessita di energia che viene
fornita dal sistema aerobico. Nei test di laboratorio
l'atleta, durante il recupero, si sdraiava su di un letto in
condizioni di assoluto riposo; un sistema di recupero,
quindi, non facilmente ripetibile nella vita quotidiana ed
anche per questo si è sperimentato un diverso sistema per
permettere all'organismo di rimuovere l'acido lattico
accumulato durante l'allenamento: il "recupero attivo" o
"raffreddamento graduale". In questo caso l'atleta non deve
interrompere bruscamente la propria prestazione al
cicloergonometro ma continuare con un allenamento blando per
circa 30 minuti. In questo caso si è osservato come
l'organismo fosse riuscito ad eliminare tutto l'acido
lattico accumulato durante l'allenamento nella metà del
tempo occorso all'atleta che aveva, invece, interrotto
l'allenamento ed era rimasto immobile, disteso sul letto.
Quindi un'attività blanda subito dopo un allenamento intenso
non è affatto controproducente, anzi, è vero il contrario;
infatti, una moderata attività fisica, effettuata dopo un
duro allenamento, migliora la capacità dell'organismo di
assorbire l'acido lattico accumulato, permettendo tempi di
recupero dimezzati rispetto ad un semplice riposo.
Ora, se è vero che il ciclismo è uno sport prevalentemente
aerobico, non possiamo negare che, sia durante il periodo di
preparazione atletica che durante le gare, sottoponiamo,
comunque, i nostri muscoli a sforzi anaerobici con
conseguente formazione di acido lattico.
Appare chiaro, quindi, la necessità, dopo un intenso
allenamento, di procedere ad una sessione di "defaticamento",
la cui durata potrà variare a seconda dell'intensità
dell'allenamento sostenuto. In generale, possiamo
quantificare tra un minimo di 15-30 minuti, per sedute
intense di allenamento di circa 2 ore, fino ai 30-60 minuti,
per allenamenti più lunghi, il tempo da impegnare nel
defaticamento; ovviamente, per allenamento di due o più
ore mi riferisco a sedute di allenamento con ripetute, dove,
tra una seduta anaerobica e l'altra, è già presente un
periodo, dai 3 ai 10 minuti, in cui l'atleta svolge un
parziale recupero attivo.
Nelle gare, invece, si dovrà analizzare la propria condotta
di gara e la propria performance, per comprendere quanto
abbiamo pedalato in zona "lattacida", oltre, magari, a
consultare l'eventuale cardiofrequenzimetro. Comunque, un
recupero attivo di 20-30 minuti è più che sufficiente per
eliminare 70-80% dell'acido lattico accumulato. Infatti,
sempre in laboratorio, si è osservato come generalmente, con
un recupero attivo, l'acido lattico viene sempre rimosso,
dopo una prestazione spossante, in un tempo che varia dai 30
ai 60 minuti, con una curva di assorbimento che porta, dopo
15 minuti, ad eliminare il 40-50% dell'acido lattico, per
passare al 75-80% dopo circa 30 minuti, e giungere ad una
rimozione del lattacido di oltre il 95% dopo 60 minuti.
Sarà bene tenere presente questi valori, per meglio
pianificare un programma di recupero attivo alla fine
dell'allenamento o di una gara, sempre considerando che le
capacità di accumulo e di rimozione dell'acido lattico sono
fattori personali che variano da individuo a individuo e
nello stesso soggetto si modificano in base all'età,
all'allenamento, allo stile di vita.
Luca Salvatelli