La Ciclobby dice no alla Darsena

In un comunicato la Ciclobby afferma
la propria contrarietà alla costruzione di un parcheggio sotto la
Darsena di Milano. Nel Comune lombardo da lungo tempo si discute
sulla realizzazione di alcuni parcheggi; alcuni dei progetti
approvati lasciano non pochi dubbi, visto che la loro costruzione
tocca zone di particolare rilevanza storico-architettonica della
città. E' così per il parcheggio sotto lo specchio d’acqua della
Darsena di Milano, l’antico porto, punto di confluenza dei due
navigli, Grande e Pavese, che costituisce nel suo complesso uno dei
più importanti monumenti della storia dell’idraulica a livello
europeo, a maggior ragione dopo i recenti rinvenimenti fatti nel
corso dei saggi archeologici preliminari. Alla realizzazione di
questi parcheggi si oppongono, sinora senza fortuna, comitati di
cittadini ed alcune autorevoli personalità. Il progetto per il
parcheggio sotto la Darsena è stato approvato in via definitiva in
questi giorni. La Ciclobby, per voce del suo presidente, Eugenio
Galli, fa sentire le sue ragioni:
"La normativa vigente richiede
l’adozione da parte del Comune di Milano di un piano paesistico
preventivo relativo all'area architettonica, storica, ambientale,
culturale e funzionale dei Navigli, che definisca anticipatamente,
sulla base di criteri oggettivi, quali sono le aree su cui è
possibile intervenire e quali invece quelle su cui vi deve essere un
vincolo assoluto di intangibilità. Né è pensabile che tale piano
paesistico debba assolvere solo ad una funzione formale di ratifica
successiva di eventuali interventi già decisi sull'area, o peggio
ancora che esso debba limitarsi a prendere atto dello stato di fatto
e di alterazioni ormai irreversibili. Il valore di un piano
paesistico è dato dalla sua efficacia sostanziale e non solo dalla
sua redazione formale. Resta il fatto che, sia da un punto di vista
formale che sostanziale, tale documento inspiegabilmente ancora
manca. Neppure è tollerabile che si dia l’avvallo ad una concezione
decorativa e scenografica dei complessi monumentali, che si limita a
liquidare l’intervento in questione come una semplice buca scavata
in una conca prosciugata, la Darsena appunto, che verrebbe poi
rimessa in pristino con una nuova immissione di acqua sicché,
all’apparenza, nulla risulterebbe cambiato. Sarebbe l’ennesimo
sventramento di questa città, che già molti ne ha subiti, in molti
casi proprio con la giustificazione di recuperare situazioni di
estremo degrado che si era lasciato avanzare inesorabile perché,
alla fine, qualunque rimedio potesse apparire migliore della rovina
attuale. Un degrado non a caso da taluni definito “finalistico”. Sul
piano del merito, le più rilevanti osservazioni sono le seguenti: in
primo luogo, il parcheggio di cui si discute, dimensionalmente
sproporzionato, costituirebbe un ulteriore fattore di incremento del
traffico in un'area già compromessa, quindi, anziché rispondere
all'emergenza traffico esistente distogliendo i maggiori flussi dal
centro della città, se ne favorisce una ancor maggiore
penetrazione. Tale parcheggio, poi, per la sua stessa posizione,
non si inserisce e non permette di offrire un reale servizio di
corrispondenza ed interscambio con altri mezzi di trasporto
pubblico, che è poi un altro modo per aggravare i problemi del
traffico. Tra le proposte alternative che erano state suggerite
all’Amministrazione, tutte rimaste senza risposta, vi era quello di
collocare il parcheggio nell’area di Romolo, creando una vera
connessione intermodale e realizzando, mediante navetta, il
collegamento serale e notturno con l’area dei locali di Porta
Ticinese. Il parcheggio così com’è, in definitiva, non serve neppure
ad alleggerire il carico di traffico nelle ore diurne."
Marcella Crisanti