19/07/2008
Annunci e buone intenzioni non moltiplicano le biciclette
Riportiamo
integralmente il comunicato di Eugenio Galli (Presidente Fiab CICLOBBY
onlus)
Milano ha grande bisogno di concretezza e di pragmatismo
sui temi della mobilità ciclistica, a maggior ragione considerando che
si è già superato il “giro di boa” dei due anni di mandato
amministrativo, e tutto appare ancora inspiegabilmente fermo o in
lentissima evoluzione. Uno dei temi recentemente più discussi dai media
è quello del bike sharing, ossia del servizio di bici pubbliche
condivise. Diciamo subito che per noi non è un totem, ma semplicemente
“uno” dei tasselli che servono ad una politica integrata della mobilità
sostenibile. Una accorta e moderna politica della mobilità ciclistica
deve infatti occuparsi di più filoni di intervento: 1. mobilità
(moderazione del traffico, piste e corsie ciclabili, segnaletica); 2.
sosta; 3. intermodalità; 4. servizi all’utenza (bike sharing,
ciclostazioni, infopoint, cartografia, marchiatura antifurto, campagne
informative, etc.). E, nel caso di Milano, si tratta di una politica
tante volte annunciata, e certamente necessaria, ma fino ad ora priva di
concretezza, ossia di realizzazioni. Anche il Piano della Mobilità
Ciclistica, importante documento a cui la nostra associazione ha dato
rilevanti contributi ma certo in sé non sufficiente a rendere ciclabile
la nostra città, annunciato da mesi, risulta ancora in attesa di un
definitivo via libera da parte della Giunta, con un ritardo di cui
sfuggono i motivi. Sul bike sharing si susseguono, almeno dallo scorso
autunno, voci ad andamento carsico che ne danno per imminente l’avvio,
anziché no. L’affidamento ad ATM, le gare andate deserte, poi l’appalto
all’americana Clear Channel, il dimensionamento del servizio, le
modalità, i costi e i tempi di realizzo, i suoi obiettivi: tutti temi su
cui sarebbe bene che ci fosse adeguata chiarezza, trasparenza,
partecipazione e coinvolgimento della città e che invece filtrano più
che altro come indiscrezioni. Si parlava all’inizio di 5.000 biciclette
utilizzabili già a cominciare dai primi mesi del 2008; ora si sente dire
di un parco bici di poco superiore alle mille unità. Appena qualche
giorno fa abbiamo letto la notizia di tre punti sperimentali che
dovrebbero essere avviati in Duomo, San Babila e Cadorna nelle prossime
settimane: come offrire lo stuzzichino a chi sta morendo di fame.
Diciamola tutta, allora. Noi siamo, da anni, totalmente a favore della
istituzione di un servizio di bici condivise, sul modello di Lione,
Parigi, Barcellona e di molte altre realtà urbane che hanno attivato con
successo il bike sharing. Tra esse, non dimentichiamolo, anche più di
cento comuni italiani, piccoli e medi. Tuttavia, non consideriamo il
bike sharing una bandiera, né una priorità: se nella nostra città deve
essere fatto solo a titolo dimostrativo, ossia per dire che si è
concretizzato qualcosa, forse se ne può anche fare a meno in questo
momento, evitando inutili sprechi e pessime figure. Ci sono delle soglie
critiche di funzionamento – come il numero delle bici disponibili, la
distanza tra i punti di distribuzione, i modelli di gestione – che sono
condizionanti per il buon esito dell’iniziativa. Se il numero di bici è
insufficiente, il servizio non può essere assicurato in maniera efficace
e ciò che allora diventa fin troppo facile prevedere è che – a
prescindere dal fatto che possa costituire un buon affare per qualcuno –
esso si trasformi in un flop, che probabilmente vedrebbe gioire chi
sposa la politica qualunquista del “tanto peggio, tanto meglio”, ma che,
soprattutto, renderebbe impraticabile questo tema per chissà quanto
altro tempo ancora, divenendo pretesto per sostenere che il noleggio
civico di biciclette “a Milano non funziona”. Occorre allora che su
questo il nostro Comune faccia la maggiore chiarezza possibile. Noi
vogliamo che le azioni per la bici non siano meri annunci né puri atti
dimostrativi, manifesti di buone intenzioni. La nostra fiducia, più
volte ribadita, non è incondizionata. Auspichiamo quindi che il bike
sharing, dopo tante dichiarazioni, finalmente parta, ma che venga
realizzato garantendo da subito tutte le condizioni di efficacia,
sperimentalmente documentate. Fare e fare bene non sono due opzioni
alternative. Senza dimenticare che sono necessarie sin da subito anche
tutte le altre azioni di sostegno alla ciclabilità, in relazione ai
filoni sopra individuati, che non possono sopportare ulteriori attese. A
partire dalla immediata attuazione del Piano della Mobilità Ciclistica.
Perché Milano, per la bici, ha già aspettato abbastanza e non c’è altro
tempo da perdere.
Eugenio Galli (Presidente Fiab CICLOBBY onlus)
Marcella Crisanti