L’industria europea chiede modifiche dell’antidumping e difese contro l’aggressione della Cina

 

Milano, 17 novembre 2016- «Le industrie cinesi operano in concorrenza sleale, grazie a sovvenzioni e senza rispettare gli standard ambientali. E per questo possono esportare spesso in regime di dumping”. La UE deve pertanto rivedere, migliorandola, la propria politica antidumping, specie in considerazione dell’imminente scadenza del protocollo di adesione della Cina al WTO, e quindi, al possibile riconoscimento alla stessa Cina dello status di libero mercato”. E’ il messaggio lanciato oggi dai rappresentati di Federacciai, AEGIS Europe, Associazione europea delle industrie ceramiche, Centroal, Assocalzaturifici e Associazione europea produttori di biciclette, nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sede di Federacciai.

Appello raccolto – e rilanciato - dalla parlamentare europea Alessia Mosca membro della Commissione commercio internazionale dell’organo Ue.

«Ancorché molto tecnico - ha sottolineato Alesia Mosca–il tema ha raggiunto un’importanza crescente e lo stesso Parlamento ha lamentato con la Commissione il fatto che si sia arrivati a discutere di questo importantissimo argomento a ridosso della scadenza sancita dal protocollo di adesione della Cina al WTO».

Una problematica di scadenza che è soprattutto europea, dato che solo l’UE detiene una specifica lista dei Paesi che non considera economia di mercato e sulla quale la Cina, al termine della scadenza, potrebbe presentare un ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio.

Anche Bernard O’Connor, in rappresentanza di Aegis Europe, ha ribadito come il fatto che la Commissione Europea voglia rivedere gli strumenti antidumping sia di per sé positivo, sia per la necessità di adeguare gli strumenti ai tempi, sia per renderli più simili al meccanismo in atto negli USA. La dotazione di un nuovo sistema potrebbe inoltre mettere al sicuro gli strumenti di difesa approvati finora, spostando il focus di un eventuale ricorso sul nuovo meccanismo.

L’onorevole Mosca ha quindi evidenziato come la proposta, da una prima valutazione, risulti insufficiente, anche rispetto alle garanzie che erano state chieste nella risoluzione del Parlamento europeo del maggio scorso. Inoltre “vi sarebbero troppe parti di discrezionalità nei meccanismi di valutazione, non vi sono definizioni chiare nelle pratiche di dumping da sanzionare né vengono stabiliti in maniera univoca i criteri per l’estensione dei report, di cui non viene nemmeno indicata la periodicità”. La parlamentare ha quindi sottolineato come “al momento, il concetto stesso di significative distorsioni non ha base giuridica”.

Per Alessia Mosca, infine, anche la data di possibile approvazione sarebbe incerta, quantomeno per il Parlamento che non riuscirà a esprimersi entro la fine del 2016.

Concordi su queste valutazioni gli esponenti dell’industria europea: Andrea Ligabue per l’industria Ceramica, Mauro Cibaldi per l’Alluminio, Matteo Scarparo per il calzaturiero e Moreno Fioravanti per le biciclette.

Per quanto riguarda il settore dell’acciaio, il direttore di Federacciai Flavio Bregant ha ribadito che “nessuno parla né chiede alcuna forma di protezionismo, bensì strumenti di difesa contro le pratiche commerciali scorrette, perché vengano ripristinate condizioni competitive eque per tutti.”

Come rappresentanti dell’industria, ha precisato Bregant, “non riteniamo che l’applicazione dell’articolo 15 del protocollo di adesione al WTO sia automatica, e sono concordi anche gli avvocati che abbiamo interpellato. Se lo si vuole concedere è una scelta tecnica di politica commerciale e non un obbligo. Quello che ribadiamo ancora una volta è la necessità di avere strumenti di difesa commerciale efficaci contro la concorrenza sleale”.

 

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