20/11/2006
Johan Bruyneel risponde alle critiche
sull'ingaggio di Ivan Basso
Johan ha deciso di rispondere alle molte critiche che gli erano state mosse
contro l'ingaggio del ciclista varesino ancora, ufficialmente, implicato
nell'indagine spagnola contro il doping. Il manager del team americano ha
immediatamente fugato qualsiasi dubbio dicendo di essere molto contento
dell'accordo raggiunto con colui che considera, al momento, il miglior ciclista
al mondo. Prima della firma del contratto ha interpellato diversi avvocati per
analizzare la posizione di Basso, sia nei confronti della giustizia spagnola,
sia di quella sportiva, ma tutti sono giunti alla stessa conclusione: niente
poteva impedire alla Discovery di ingaggiare il forte ciclista italiano.
Infatti, secondo la magistratura spagnola, nessuno dei ciclisti implicati è
sotto accusa e prima della firma del contratto Ivan, tramite il suo avvocato, ha
acconsentito a fornire alle autorità spagnole un campione del suo DNA, affinché
venga provata la sua estraneità al caso. In realtà, Basso non si è mai rifiutato
di fornire detta prova alla magistratura, ma ha semplicemente richiesto delle
adeguate garanzie sulla serietà dei tests. Lo stesso Johan Bruyneel, comunque,
si è detto in disaccordo sull'attuale codice etico, ritenendolo eccessivo e
dannoso: ci si è spinti troppo oltre, ha dichiarato. Ha affermato di credere che
un atleta è innocente fino a prova contraria, ma questo, con l'attuale codice
etico, non avviene. Proprio su questo punto, ha portato l'esempio del
procuratore francese che aveva annunciato un'indagine su Armstrong nel gennaio
2005, sempre per fatti legati al doping; questo mese, 22 mesi dopo l'annuncio
dell'avvio delle indagini, il procuratore ha annunciato di aver chiuso il caso e
che le accuse erano cadute, ma se fosse stato applicato l'attuale codice etico,
Lance non avrebbe potuto partecipare, e vincere, al Tour del 2005, ribadisce,
convinto della sua tesi, Johan Bruyneel.