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26/04/2008
Condropatia rotulea e
giusta altezza della sella
Spett.le Redazione,
da qualche anno convivo con una
condropatia rotulea dovuta ad una rotula alta. Ho letto con interesse
l'articolo del 28/02/2008 dedicato a questa patologia ed avrei bisogno
di una precisazione: nell'articolo si consiglia di alzare la sella in
maniera tale da avere un angolo tra coscia e gamba di 160° e di spostare
le tacchette in avanti preferendo una pedalata di punta però le due cose
mi sembrano in contraddizione tra loro: infatti uno spostamento delle
tacchette verso la punta della scarpa riduce l'angolo tra gamba e
coscia: dove sbaglio? (lettera firmata)
Egregio Lettore, grazie per la
fiducia; per correttezza consiglio sempre, in presenza di evidenti
patologie, di consultare il proprio specialista di fiducia, in questo
caso potrebbe sentire un bravo ortopedico che si interessi di ciclismo
(cosa non facile …) o un bravo medico dello sport che segue ciclisti a
livello agonistico. D'altro canto il mio curriculum universitario mi ha
portato, come giusto che sia, ad approfondire i temi specifici della
traumatologia dello sport e soprattutto delle modalità del ritorno agli
allenamenti di un atleta infortunato. Veniamo ora al suo dubbio alquanto
legittimo. Premetto che in realtà Lei non sbaglia ma occorre analizzare
e comprendere il problema. Da un punto di vista teorico, in presenza di
un processo infiammatorio la cosa migliore da fare è il riposo,
associato alle opportune cure antinfiammatorie. Si pone, ovviamente, il
problema del ritorno agli allenamenti e dei giusti carichi di lavoro di
un distretto che ha subito un trauma e una forzata inattività. Spesso un
allenamento "blando" non è sufficiente e non consigliabile quando a
soffrire non è il muscolo ma i legamenti, le capsule legamentose e le
cartilagini. In tutti questi casi, e molti altri se ne potrebbero
elencare, si pone il problema che il soggetto e la sua muscolatura sono
in ottime condizioni, ma ciò che c'è attorno (ossa, articolazioni, ecc.)
non riescono a sopportare tali carichi. Nella condropatia femoro rotulea
è il ginocchio a soffrire e non l'apparato muscolare della gamba, che
può essere in ottime condizioni di trofismo. Succede così, anche
inavvertitamente, che l'atleta che ritorna agli allenamenti, dopo un
processo di infiammazione acuta, abbia ottime gambe con cui poter
spingere, ma il suo ginocchio non è ancora in grado di sopportare tali
stress. In questi casi è meglio prevenire una simile situazione mettendo
il soggetto in sella con una posizione che, biomeccanicamente,
nell'ottica dell'ottenimento delle massime prestazioni, è errata, ma
perfetta per la migliore conservazione del ginocchio. L'altezza maggiore
della sella, come visto, porta a migliori angoli di lavoro per il
ginocchio, che in questo modo viene ad essere meno sollecitato, con
pressioni sulla rotula nettamente inferiori; questo però va a discapito
della potenza della pedalata, con particolare riguardo alla velocità
dell'azione quando la pedivella si trova al punto morto inferiore.
Spostare in avanti le tacchette è vero che riduce l'angolo di lavoro tra
coscia e gamba, ma in modo minimo ed inavvertibile, mentre porta ad un
altro grande vantaggio, una maggior perdita di energia nella fase di
spinta. In pratica, il piede non riuscirà a trasferire correttamente la
potenza della gamba alla pedivella per via del piede stesso, non
correttamente sorretto dal pedale e per la distribuzione delle forze che
vengono notevolmente ridotte nella componente che realmente spinge
perpendicolarmente sul pedale. Avremo, cioè, una maggiore flessione del
piede sotto la fase di spinta in quanto lo stesso non trova appoggio sul
pedale, portando ad una notevole perdita di spinta sui pedali e di
conseguenza una notevole riduzione della pressione sulla rotula. Dal
punto di vista di efficienza della pedalata è un errore, per la
salvaguardia della rotula un elemento importantissimo. Per questo in
presenza di una contropatia femoro rotulea la sella va alzata anche
oltre i 160 gradi consigliati, quando il paziente lo consente e cioè
quando riesce a pedalare con un angolo ancora maggiore pur mantenendo
fermo il bacino (il cui movimento può portare a dolori lombari).
Purtroppo non è facile capire quando il bacino inizia a muoversi
realmente e per questo si è giunti ad un sistema di misurazione più
preciso e che non lasciasse scampo ad interpretazioni personali e
forvianti. Per le tacchette, queste vanno avanzate dei 2-3 millimetri
consigliati ed associate a scarpe dal plantare non rigido, in modo da
lasciare che il piede "ceda" sotto l'azione della spinta ed alleggerisca
la pressione sulla rotula. Altro elemento importantissimo è la scelta
dei rapporti, questi devono essere agilissimi, evitando inutili carichi.
Tutto questo porta ad una efficienza della pedalata non ottimale, ma
sicuramente perfetta per ridurre il carico di pressione sulla rotula.
Per chi ha un processo infiammatorio, anche grave, ma temporaneo, si
tratta di misure che vanno adottate per un lasso di tempo più o meno
limitato. In caso di patologie congenite o irreversibili, invece, questi
aggiustamenti possono essere considerati fissi nel tempo insieme alla
necessaria presa di coscienza della propria patologia e della necessità
di dare la precedenza alla salvaguardia della zona sofferente piuttosto
che all'azione efficace della pedalata.
Luca Salvatelli
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