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Tecnica

 

Guarnitura tradizionale, compatta o tripla? Ecco come scegliere quella giusta
 

Agli albori del ciclismo il problema non esisteva: un'unica corona e via. Poi, il progresso, ha iniziato a complicare le cose con l'arrivo delle prime guarniture doppie, che per anni hanno convissuto pacificamente con le guarniture triple.
La pacifica convivenza è stata dovuta al fatto che, nello stereotipo del ciclista, la guarnitura doppia fosse fatta per ciclisti "seri", mentre la tripla andava bene per le donne o per gente poco allenata (e chi è quel ciclista che ammetterà mai di essere poco allenato?).
Ma tutte le aziende hanno nuovamente "rivoluzionato" il mercato "inventando" le guarniture compatte; in realtà, non è niente altro della scoperta dell'acqua calda, non essendo che delle guarniture doppie con corone più piccole e, proprio per questo, con un giro viti più piccolo. Il  giro viti, espresso sempre in mm, non è altro che la misura del raggio del cerchio descritto dalle viti con cui si fissa la corona più grande alla pedivella; questo ha un valore di 130 mm per Shimano e 135 mm per Campagnolo, sia per le guarniture doppie tradizionali che triple (in questo caso il giro viti della corona più piccola è per tutti di 74mm), mentre nelle guarniture compatte il giro viti è di 110 mm.
Sin dalla loro uscita sul mercato le guarniture compatte hanno avuto un notevole successo (forse neanche le industrie del settore si aspettavano tanto considerando con quanto ritardo sono entrate nello specifico mercato i due colossi Shimano e Campagnolo) e soprattutto hanno animato innumerevoli discussioni sulla migliore o peggiore bontà tecnica rispetto alle guarniture tradizionali o addirittura triple.
In realtà, la scelta di un tipo di guarnitura, dovrebbe esulare dalle mode del momento o da semplici motivazioni estetiche (la doppia tradizionale fa più racing....) e basarsi su un'attenta ed onesta analisi della nostra preparazione atletica e dei percorsi che abitualmente affrontiamo o pensiamo di affrontare.
Andiamo con ordine. Attualmente, il mercato ci pone di fronte ad una serie di possibilità:
guarnitura compatta con corona grande da 50 o 48 denti e piccola con 34 o 36 denti; guarnitura standard con corona grande da 53 denti e piccola da 39 denti; infine, guarnitura tripla con corona grande da 50 o 52 o 53 denti, intermedia da 42 o 40 o 39 denti e corona piccola da 30 denti.
Ora, dobbiamo comprendere che una cadenza di pedalata ottimale, per la migliore prestazione fisica ed il migliore allenamento, non può scendere sotto le 65-70 pedalate al minuto in salita e sotto le 85-90 pedalate al minuto in pianura, ad una frequenza cardiaca non superiore al valore individuale di soglia anaerobica; ne consegue, che la scelta del rapporto migliore da utilizzare sarà in funzione della ottimale cadenza di pedalata, della potenza espressa dalle nostre gambe e dal profilo altimetrico della strada che stiamo percorrendo.
Ora facciamo un esempio pratico: supponiamo che un atleta pesi circa 60 kg ed abbia una bici del peso di circa 10 Kg (nel peso della bici è compreso l'abbigliamento). L'atleta sviluppa una potenza al valore di soglia di circa 250 watt (pochissimi per un professionista, un buon traguardo per un semplice amatore); con questi valori il nostro atleta riuscirà a raggiungere una velocità di circa 34 Km/h in pianura e, con una frequenza di 90 pedalate al minuto, il rapporto ideale potrebbe essere un 53/16 (guarnitura doppia), oppure un 50/14 (guarnitura compatta). Già adesso appare chiaro una cosa: al nostro atleta non servirebbe montare pignoni più piccoli del 16, o 14 nella guarnitura compatta, perché non riuscirebbe a spingerli in modo proficuo, tranne in discesa. Nel momento in cui la strada inizia a salire, supponiamo del 10%, il nostro atleta non riuscirà a salire ad una velocità superiore a 12 Km/h; con una frequenza di 70 pedalate al minuto il rapporto ideale potrebbe essere un  39/28 (guarnitura doppia), oppure un 34/25 (guarnitura compatta) o meglio un 30/22 nella guarnitura tripla. Fin qui, una scelta vale l'altra. Il problema inizia ora. Se il nostro atleta, per motivi di stanchezza, non riuscisse più a sviluppare i suoi 250 watt o la strada si inerpicasse ancora un poco, non riuscirebbe a tirare quei rapporti a quella frequenza di pedalata; se avesse una guarnitura tradizionale si troverebbe nell'impossibilità di scalare ancora di rapporto, inizierebbe quindi a scendere di cadenza di pedalata e parallelamente, per lo sforzo di tirare un rapporto sopra le sue possibilità, ad andare con i battiti cardiaci sopra il valore di soglia, in piena zona lattacida. Con la guarnitura compatta (montando come pignone più grande un 28) avrebbe ancora un rapporto da utilizzare per mantenere un'ottimale frequenza di pedalata, pur a scapito della velocità; in questa situazione, se avesse adottato una guarnitura tripla, si troverebbe al sicuro da ulteriori cali di prestazioni avendo, sicuramente, ancora due rapporti da utilizzare.
Appare chiaro, quindi, che non esiste una verità assoluta sulla bontà di questa o quella soluzione, l'unica cosa da fare è analizzare il nostro stato di forma ed i percorsi che affrontiamo, scegliendo di conseguenza una rapportatura ideale che ci permetta, in tutte le condizioni, di avere sempre la cadenza di pedalata ottimale. A questo punto, la scelta della guarnitura, ma anche del pacco pignoni, non sarà dettata dalla moda del momento, ma da noi stessi, e sarà una nostra personale scelta non adattabile ad altri.
 
Luca Salvatelli 
 
 

 

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