In prova: Selle Royal Viper

La Selle Royal produce selle dal
1956, anno di fondazione della società per opera di Riccardo
Bigolin. Nel corso degli anni è riuscita, poi, ad affermarsi nel
settore della componentistica di primo equipaggiamento, anche
grazie alla creazione di nuovi brand (Lookin e Fi'zi:k) che
l'hanno fatta conoscere al grande pubblico. Oggi l'azienda di
Pozzoleone (Vicenza), produce oltre 72.000 selle l'anno
esportate in tutto il mondo. Nel suo catalogo si trovano selle
per tutte le esigenze e le tasche; tra questi, il modello Viper
costituisce un prodotto di larga diffusione tra le selle di
primo equipaggiamento nelle bici da corsa entry level, oppure in
alcune bici ibride di medio-alta gamma. Un prodotto, quindi, che
va ad equipaggiare prodotti che possono oscillare tra un prezzo
di 500 Euro a un pò più di 1.000 Euro. Non è la classica sella,
ultraleggera, che va ad equipaggiare la bici di un appassionato
di lungo corso, ma quella su cui molti hanno mosso e muoveranno
i loro primi passi da ciclista. Una sella tutto sommato
semplice, ma non per questo meno interessante; molto votata al
confort, anche sulle lunghe percorrenze. Strutturalmente la
Viper si presenta con uno scafo in tecnopolimeri associato ad un
carrello in acciaio. Due strutture semplici ma affidabili. La
sella si presenta con una forma allungata (263 mm la lunghezza
dichiarata) e con una parte posteriore maggiormente estesa (la
larghezza massima è di 143 mm), se pure filante. Nulla da
segnalare riguardo l'imbottitura e la rifinitura. La prima è
abbondante, mentre la fattura è curata, pur trattandosi di un
prodotto di larga serie e di fascia economica.
La sella ha un
peso dichiarato di 370 grammi, lo stesso che abbiamo riscontrato
sulla nostra bilancia. Un peso non contenuto, ma allineato al
prezzo ed alla destinazione di questa sella. Questo modello è
considerato unisex e quindi può essere utilizzato
indistintamente da uomini e donne. Nella nostra prova, che si è
svolta per un periodo di circa 1.000 km, su percorsi di varia
natura, la sella ha messo in mostra tutte le sue qualità ed i
suoi eventuali limiti. Il confort è eccellente, soprattutto in
uscite di media durata, cioè sotto le tre ore. Anche la capacità
di filtrare le asperità e le vibrazioni provenienti dal terreno
ci sono sembrate più che buone (in rapporto alla gamma ed alla
fascia di prezzo del prodotto) ed ottima è la facilità con cui
ci si può spostare in punta di sella o arretrare al massimo.
Questo lo si deve grazie al rivestimento superficiale sintetico
che per contro non offre alcuna traspirabilità. Nelle uscite più
lunghe il fatto di non prevedere alcun sistema di decompressione
del perineo potrebbe portare a qualche indolenzimento della
zona. Questo, in realtà, dipende molto dall'assetto che si
assume in bici e dall'inclinazione della sella. Con una sella
perfettamente orizzontale o con uno scarto sella manubrio
superiore ai 5 cm è facile andare incontro a tale inconveniente,
mentre avendo l'accortezza di posizionare in basso la punta
della sella di qualche mm (3 mm sono sufficienti)
l'inconveniente si presenta solo dopo molte ore e scompare del
tutto se si adotta uno scarto di altezza sella-manubrio
inferiore ai 5 cm. Sono valori che lasceranno interdetti molti,
ma che vanno considerati su di una bici destinata ad un neofito.
Le stesse considerazioni sono state fatte anche per l'utenza
femminile che potrebbe andare incontro ad arrossamenti o dolori
al soprasella in caso di postura molto caricata sul manubrio. Si
tratta di un utilizzo estremo per questa sella che nasce come
oggetto polivalente e non super specializzato. Avendo
l'accortezza di effettuare le regolazioni sopra dette il confort
regalato è ottimo anche sulle lunghe percorrenze. In definitiva,
si tratta di un'ottima sella che va però usata e vissuta nel
giusto modo, con una sua attenta regolazione (cosa che comunque
dovrebbe sempre avvenire). Un prodotto che si sposa
perfettamente con assetti non eccessivamente racing a cui,
invece, risulta poco adatta ed al limite sconsigliata.
Luca Salvatelli