La scelta di un telaio, riferita non tanto al modello o alla marca, ma alle sue misure è sempre una cosa un pò difficile, soprattutto per chi è alle prime armi, o male consigliato. Purtroppo, se per gli uomini la scelta è varia ed abbondante, la stessa cosa non si può dire per le donne. Sono poche le Aziende che producono telai specifici per l’antropometria femminile e meno ancora i negozianti che le tengono in vetrina. Ovviamente, c’è sempre la possibilità di rivolgersi ad un bravo artigiano, ma questa è una soluzione che spesso giunge dopo diverse prove, magari fallimentari, e qualche anno di esperienza, ma non è detto che sia l’unica strada percorribile. L’importante è capire di cosa una donna abbia bisogno, avere le idee chiare e saper dire di no a quei commercianti che, privi di scrupoli e giocando sulla non conoscenza della materia, rifilano un bel telaio da uomo ad una donna. In questi casi, la tecnica di vendita, alla malcapitata, è sempre la stessa: "Ho qui questo bel telaio (ovviamente con geometrie da uomo) ….. è la misura giusta per te ….., poi te lo sistemo io….". Più o meno è quasi sempre così, basandosi sul fatto che i parametri di utilizzazione sono uguali a quelli maschili e facilmente raggiungibili cambiando attacco manubrio e reggisella. Ma vediamo perchè per una donna è importante avere un telaio costruito appositamente per le donne (non importa che sia fatto su misura, l’importante è che appartenga ad una collezione progettata espressamente per le donne). In media una donna, rispetto ad un uomo, è caratterizzata a parità di altezza totale, da mani, piedi, avambracci e gambe più piccoli, ma, proporzionalmente, femore (coscia) e omero (braccio) più lungo, inoltre bacino più largo. In sostanza, i rapporti tra coscia-gamba e tronco-arto inferiore sono maggiori nelle donne. Già cosi è evidente che un uomo ed una donna, pur avendo la stessa altezza, non potranno mai usare un telaio con le stesse quote. La donna, infatti, avrà bisogno di un tubo piantone (o verticale, o tubo reggisella) con un angolo meno accentuato (solitamente 72-73 gradi), in pratica il tubo piantone dovrà essere maggiormente inclinato indietro. Questo permetterà alla donna, che come visto ha un femore più lungo, di mantenere la sella centrata sul reggisella, invece di essere costretta ad arretrarla al massimo, quando non è necessario adottare un reggisella con arretramento maggiore. L’avambraccio più corto e le mani più piccole, poi, porteranno ad avere un attacco manubrio ed un tubo orizzontale più corti, solitamente di 2-3 centimetri, in modo da evitare una eccessiva inclinazione del busto. Anche il manubrio dovrà essere diverso, non solo più stretto, in proporzione alle spalle, ma soprattutto di forma diversa. Con una curva più chiusa e poco profonda, oltre che una distanza ridotta tra presa alta e bassa. Questo perchè le mani più piccole sono anche più corte, e con una curva da uomo la donna rischia sempre di essere con il busto troppo allungato quando posiziona le mani sulla presa bassa.

Ma visto che un telaio da uomo, adottando un reggisella con un adeguato arretramento ed un attacco della giusta lunghezza, può essere adattato alle misure antropometriche di una donna, perché dannarsi tanto l’anima, perché non credere e dare fiducia al negoziante che abbiamo tirato in causa sopra? Raggiungere elevate prestazioni, pedalare in sicurezza e con un ottimo controllo del mezzo, riuscire a trasmettere tutta la propria potenza (tanta o poca che sia) ai pedali prima ed alla ruota posteriore poi non dipende solo dalla giusta altezza della sella o dall’inclinazione del busto. Per prima cosa, occorre anche che il peso del ciclista, in questo caso della ciclista, sia correttamente distribuito tra i due assi e che i punti di forza che esercita l’atleta siano posizionati nei punti previsti dal progetto del telaio. Una sella troppo arretrata, un attacco manubrio troppo corto, il busto troppo o troppo poco inclinato, portano inevitabilmente ad uno squilibrio dei pesi, ben oltre quelli previsti dal progettista. Teoricamente, la corretta distribuzione dei pesi prevede che il peso totale (atleta più bicicletta) sia distribuito per il 60% sulla ruota posteriore e per il restante 40% su quella anteriore. Nella progettazione del telaio i tecnici prevedono tale distribuzione in base a tabelle statistiche, per cui si disegnano delle quote, altezza tubo piantone e sua angolazione, lunghezza tubo orizzontale, secondo tali dati. Ovviamente la statistica delle quote antropometriche degli uomini è ben differente da quella delle donne, e porta sempre ad avere, per rispettare la corretta distribuzione dei pesi, due telai differenti per un uomo ed una donna che hanno la stessa altezza. Detto questo, abbiamo svolto, grazie all’aiuto di una collaboratrice, un test per ribadire la validità delle teorie fin qui espresse. L’atleta che si è sottoposta al test ha una bici con telaio da uomo, ma adattato alle sue quote di cavallo, lunghezza busto e braccia (diciamo che tutti gli angoli fondamentali delle articolazioni e del tronco sono corretti) per contro ha una sella maggiormente arretrata, con la slitta quasi tutta in dietro ed un attacco manubrio molto corto. Per il resto, ribadiamo, la posizione di guida è corretta. Pesata con la bici e poi in sella, abbiamo rivelato questa distribuzione dei pesi: peso totale bici più atleta kg 73.600, peso gravante sulla ruota anteriore kg 25.000, corrispondente al 34% del peso totale, peso sulla ruota posteriore kg 48.600, corrispondente al 66% del peso totale. Come possiamo vedere, la distribuzione del peso è totalmente errata, troppo spostata sulla ruota posteriore, a causa del tubo orizzontale troppo lungo e della sella troppo arretrata. La stessa atleta è stata poi posizionata su di una bici da donna della sua misura. Regolati alla perfezione altezza sella, arretramento della stessa e lunghezza dell’attacco manubrio, abbiamo rilevato questi pesi: peso totale bici più atleta kg 69.150, peso gravante sulla ruota anteriore kg 28.000, corrispondente al 40.5% del peso totale, peso sulla ruota posteriore 41.15, corrispondente al 59.5% del peso totale: come possiamo vedere, siamo praticamente vicino all’ottimo teorico (che si può raggiungere con un telaio su misura). Dal punto di vista estetico, salta subito all’occhio la sella centrata sul reggisella e l’attacco manubrio di una lunghezza adeguata e proporzionata alla lunghezza del tubo orizzontale, che è ben più corto. Una bici ben più piccola, proporzionata ed anche leggera, a parità di telaio. In pratica, su strada non cambia tanto il modo di pedalare, quanto la conduzione della bicicletta e la sicurezza. Con maggior peso sulla ruota anteriore avremo una maggiore stabilità sia in curva che sullo sconnesso. Gli inserimenti in curva saranno più precisi e stabili e lo sterzo non tenderà ad allargare in uscita di curva. L’attacco più lungo, inoltre, consentirà una maggiore maneggevolezza, pur mantenendo intatta la stabilità e la precisione di guida. Sul bagnato si godrà di un maggiore presa della ruota anteriore, sempre grazie al maggior peso che grava su di essa, e si avranno minori possibilità di bloccare la ruota in frenata, proprio grazie al maggior grip, sempre dovuto al maggior peso che vi grava. Il telaio più compatto, la sella centrata sul tubo piantone, porteranno poi ad una bici più rigida, sempre a parità di telaio, che riuscirà a trasmettere meglio la potenza alla ruota posteriore. Queste le differenze non di poco conto che aumentano ancora con assetti ancor più "posticci", come a volte ci capita di vedere, con donne costrette con busti esageratamente allungati sulla bici o per contro troppo "sedute". Nel primo caso avremo sempre un controllo precario del mezzo, oltre che un eccessivo sovraccarico dei muscoli della schiena, sia nella zona lombare che cervicale, con un precoce affaticamento. Nel secondo caso non solo si è esposti inutilmente troppo al vento, ma si è in una posizione poco adatta ad imprimere una giusta spinta sui pedali. In conclusione, possiamo comprendere come sia fondamentale per una donna pedalare su di un telaio appositamente progettato per l’utenza femminile. Come sempre, la perfezione la si ottiene con un telaio su misura, in cui si dovrà tenere conto, oltre che delle personali quote antropometriche, anche della mobilità della cerniera lombo sacrale, scapolo omerale e cervicale, ma si riesce a raggiungere un’ottima posizione anche con un telaio standard, purché progettato per l’utenza femminile. Altre soluzioni sono da scartare nel modo più categorico, ed alla lunga possono risultare persino dannose e pericolose.

 

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