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BRERA rosso

Il cardiofrequenzimetro ed il misuratore di potenza sono due strumenti importantissimi nella gestione e programmazione dell’allenamento e la loro invenzione ha, senza dubbio, rivoluzionato i sistemi di allenamento.

Come tutti gli strumenti di misurazione, però, presentano delle controindicazioni, o meglio, necessitano di determinate condizioni per essere sfruttati al meglio, altrimenti posso essere perfino controproducenti.

La loro utilità consiste nel fatto di permettere al preparatore atletico di sapere quanti watt sviluppa un atleta e a quale frequenza cardiaca, ed interpolando questi dati è possibile organizzare una tabella di allenamento specifica e altamente produttiva. Non solo, tramite l’analisi dei dati dei singoli allenamenti, il preparatore sarà in grado di correggere le tabelle di allenamento, prevenire stati di sovrallenamento, puntare sul miglioramento di determinate carenze fisiche o sull’esaltazione di altre.

Ovviamente la controparte dovrà essere un atleta professionista, con ritmi di sonno, riposo ed alimentazione perfettamente calibrati e conosciuti dal preparatore, che non a caso lavorerà a stretto contatto con il medico sportivo ed il dietologo.

Quanto sopra diventa necessario e fondamentale per comprendere i dati strumentali rilevati e capire come si sta evolvendo la preparazione atletica. In poche parole, il preparatore atletico deve avere “CERTEZZA” che i valori che rileva siano solo ed esclusivamente derivati dal condizionamento fisico indotto dalle sue tabelle di allenamento e non a cattiva alimentazione, mancanza di riposo o lavori extra allenamento. Tutti questi ultimi fattori, infatti, portano a consistenti variazioni del metabolismo, della sua capacità di recuperare dopo un allenamento e di esprimersi durante l’allenamento stesso. A tal punto sarà impossibile ed inutile programmare un allenamento in funzione della potenza espressa o della frequenza cardiaca, nel momento il cui il nostro fisico sarà già provato da altri fattori, difficilmente quantificabili.

Questo aspetto diventa ancor più importante negli amatori, convinti che una tabella di allenamento e due validi strumenti (comprati spesso a caro prezzo) siano “l’arma totale” per migliorare le proprie prestazioni … magari bastassero!

In realtà, questo provoca uno dei principali errori dell’allenamento amatoriale: volere allenarsi professionalmente, senza essere un professionista e senza essere seguito da professionisti; questi ultimi due aspetti, assolutamente indivisibili, vanificano ogni altra ambizione.

Questi i principali errori che l’amatore commette:

-Utilizzare “maniacalmente” tabelle di allenamento generiche e non personalizzate

-Effettuare test di sforzo in condizioni non naturali (dopo un periodo di riposo così da avere risultati migliori)

-Non ripetere gli stessi test a distanza di breve tempo (almeno una volta al mese)

-Non adattare il proprio allenamento in base alle proprie condizioni fisiche

-Non aggiornare e modificare le tabelle di allenamento in base al condizionamento fisico che si ottiene

Tutto questo porta ai seguenti errori pratici:

Test di potenza: solitamente ci si prepara per bene, si riposa bene e ci si alimenta correttamente, i più scrupolosi si prendono anche qualche giorno di ferie dal lavoro per arrivare più riposati. Ne esce un dato (di potenza massima sviluppata e frequenza cardiaca massima) totalmente falsato e quasi inutilizzabile.

Nella vita reale, poi, il nostro amatore dovrà fare i conti con i suoi impegni di lavoro o famigliari, ma oramai ha impostato l’allenamento in base ai valori del test fatto in precedenza. Al 99% non riuscirà mai ad eguagliare tali valori, si troverà nell’impossibilità di seguire correttamente la tabella di allenamento, che già non è personalizzata per le sue caratteristiche fisiche. Così, inseguendo il miraggio del modo più efficace per allenarsi, si finisce per peggiorare la situazione.

Spesso ci si allena a frequenze cardiache sbagliate, si inseguono valori di potenza errati ed in definitiva si sbaglia completamente la qualità dell’allenamento.

Visto che per un amatore non è possibile fare la vita di un Pro, a tal punto meglio allenarsi senza tante “paranoie” cercando di dare il meglio di se, lavorando sulla qualità dell’allenamento giornaliero, che per forza di cosa sarà condizionato dagli impegni lavorativi.

Bene orientarsi sul cosa fare con una tabella di allenamento, ma questa deve essere un suggerimento, uno spunto di riflessione, non un “dogma” da seguire incondizionatamente.

Bene usare il cardiofrequenzimetro, non tanto per programmare un allenamento o seguire una tabella di allenamento, quanto per evitare pericolosi picchi eccessivi di frequenza cardiaca.

Occorre anche comprendere che se durante un allenamento la frequenza cardiaca non sale, significa che siamo stanchi, stop, inutile continuare a “pestare” sui pedali, anzi ci si fa solo del male.

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