Il recupero attivo è una pratica diffusa in tutte le discipline sportive, la cui efficacia è stata scientificamente dimostrata in diversi studi.

Elevati ritmi di allenamento o gara, in condizioni di sforzi anaerobici o per lunghi periodi a livelli vicini alla soglia anaerobica, portano ad un inevitabile alto livello di lattato nel sangue, oltre a microlesioni nel tessuto muscolare. Questi due aspetti sono i responsabili del “dolore muscolare” che si avverte dopo intensi allenamenti e che può durare anche per alcuni giorni. La capacità soggettiva, ed anche l’allenamento, permettono di superare, in modo più o meno rapido, questa fase di dolore, che impedisce di avere le migliori prestazioni agonistiche. Il tempo occorrente al completo ristabilirsi di valori naturali di lattato e l’eliminazione del dolore muscolare si chiama recupero, che può essere passivo o attivo. Se il recupero passivo consiste in un periodo di riposo assoluto, il recupero attivo consiste in un allenamento a valori ben al di sotto della soglia anaerobica e tale da favorire l’abbassamento del livello di lattato nel sangue. Entrambi hanno i propri vantaggi e la loro adozione è da valutarsi in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere ed alle situazioni in cui si svolge il ciclo di allenamento o di gare.

 

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