Il recupero passivo è più lento, richiede una maggiore tempo per la completa eliminazione del lattato del sangue ed una corretta ricostruzione del tessuto muscolare, in compenso si allena l’organismo a metabolizzare il lattato ed a continuare ad allenarsi anche con elevati livelli di lattato nel sangue.

Una soluzione ottimale in visione di gare a tappe, o anche per migliore la resistenza in gara ad alti ritmi di frequenza cardiaca. Nel recupero attivo un'attività aerobica a bassa intensità nel periodo di recupero migliora la capacità di smaltire il lattato accumulato nel sangue, quindi migliora il recupero dell'affaticamento. La bassa intensità è in funzione dello sport praticato ma in generale è compreso tra il 30 ed un massimo del 60% della Fc max. Si ritiene che nel ciclismo valori ottimali siano compresi tra il 30% ed un massimo del 45%. Quaranta minuti di recupero attivo con frequenza cardiaca compresa tra il 30 ed il 45% della Fc Max permette una più facile e veloce rimozione del lattato nel sangue. Una organizzazione del recupero attivo suddivisa in due parti, con una prima a bassa intensità (30% della Fc Max) ed una seconda a più alta intensità (45% Fc Max), ha dimostrato scientificamente di essere la soluzione più efficace per una rapida rimozione del lattato nel sangue. Tale soluzione si rivela ottimale dopo elevate prestazioni atletiche, in cui si ha un elevato valore di lattato nel sangue ed una sua rapida eliminazione permette al soggetto di riprendere con maggiore velocità una condizione fisica ottimale ed è la soluzione migliore in presenza di gare non consecutive, ma ravvicinate nel tempo. Anche in presenza di allenamenti molto intensi è preferibile attuare un allenamento di recupero attivo a fine settimana, così da riprendere il ciclo settimanale di allenamenti con una migliore condizione fisica.

 

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