3x11, 2x11, 1x11, 1x12 gli sviluppi metrici in mtb – guida pratica alla scelta della migliore soluzione tra guarnitura e pacchi pignoni alla luce delle ultime evoluzioni del settore, differenze tecniche, di pedalata e di allenamento

 

Con l’arrivo sul mercato del nuovo gruppo Sram 1x12 e le altre proposte Sram 1x11 e Shimano 1x11, 2x11 e 3x11, la scleta della migliore soluzione guarnitura/pacco pignoni può rivelarsi difficoltosa, anche perché non è per nulla scontato che l’ultima novità surclassi i “vecchi sistemi” … o meglio questo è quello che ci vogliono far credere, ma è proprio così?

Vediamo nei dettagli tutte le soluzioni, pro e contro.

 

  22 30 40 24 34 26 36 26 28 30 32 34
10               5.55 5.98 6.41 6.84 7.26
11 4.27 5.83 7.77 4.66 6.6 5.05 6.99          
12               4.63 4.98 5.34 5.70 6.05
13 3.61 4.93 6.57 3.94 5.59 4.27 5.92          
14               3.97 4.27 4.58 4.88 5.19
15 3.13 4.27 5.70 3.42 4.84 3.70 5.13          
16               3.47 3.74 4.01 4.27 4.54
17 2.76 3.77 5.03 3.02 4.27 3.27 4.52          
18               3.09 3.32 3.56 3.80 4.03
19 2.47 3.37 4.50 2.70 3.82 2.92 4.05          
21               2.64 2.85 3.05 3.25 3.46
21 2.24 3.05 4.07 2.44 3.46 2.64 3.66          
24               2.31 2.49 2.67 2.85 3.03
24 1.96 2.67 3.56 2.14 3.03 2.31 3.20          
27 1.74 2.37 3.16 1.90 2.69 2.06 2.85          
28               1.98 2.14 2.29 2.44 2.59
31 1.52 2.07 2.76 1.65 2.34 1.79 2.48          
32               1.74 1.87 2.00 2.14 2.27
35 1.34 1.83 2.44 1.46 2.07 1.59 2.20          
36               1.54 1.66 1.78 1.90 2.02
40 1.17 1.60 2.14 1.28 1.82 1.39 1.92          
42               1.32 1.42 1.53 1.63 1.73
50                   1.28 1.37 1.45

Nel mercato, Shimano è attualmente l’unica a proporre ben tre differenti soluzioni di guarniture con la classica tripla (22-30-30) e pacco pignoni 11v (11-13-15-17-19-21-24-27-31-35-40), acconto alle doppie 34-24 e 36-26, oltre alla soluzione singola con corone da 30,32,34 e 36 denti, sempre unite al medesimo pacco pignoni.

Sram è invece tutta centrata sulla sua soluzione 1x11 e 1x12, nel primo caso abbiamo un pacco pignoni 10-42 (10-12-14-16-18-21-24-28-32-36-42) e corone da 26, 28, 30, 32 e 34; poi abbiamo la nuova soluzione a 12 velocità con pacco pignoni 10-50 (10, 12, 14, 16, 18, 21, 24, 28, 32, 36, 42, 50) e corone da 30, 32, 34, 36 e 38 denti.

Per i calcoli dello sviluppo metrico ho considerato una circonferenza standard di 2,1360 metri, ovviamente i valori cambieranno con ruote da 26, 27er, 29er, 27+ e 29+ … ma in definitiva il ragionamento rimane valido pur cambiando il reale sviluppo metrico che si calcola con la seguente formula:

Sviluppo Metrico = (Numero denti Corona / Numero denti Pignone) X Circonferenza Ruota in metri.

Nella scelta della migliore soluzione, dobbiamo considerare due fattori molto importanti ed uno leggermente meno importante; i primi due sono lo sviluppo metrico del rapporto più lungo e lo sviluppo metrico del rapporto più corto; poi dobbiamo considerare anche la differenza di sviluppo metrico tra un rapporto e quello immediatamente vicino.

Lo sviluppo metrico del rapporto più grande ci serve per pedalare bene in pianura ed in discesa, dipende dalla nostra forza, dalla capacità di guida e dal tipo di percorso; allo stesso modo, lo sviluppo metrico del rapporto più corto ci serve per affrontare le salite più difficili ed ovviamente dipende dal tipo di percorso e dalle nostre capacità atletiche, ma anche dal peso della bicicletta.

Infine, è bene ricordare che è sempre meglio non avere una grossa differenza di sviluppo metrico tra un rapporto e l’altro, così da trovare sempre il giusto rapporto ed avere una pedalata sempre rotonda e costante in ogni situazione.

Analizzando la tabella, vediamo come la soluzione Shimano 3x11 ci consente di avere uno sviluppo metrico con il 40/11 di ben 7.77 metri, un valore molto elevato che pochi riescono realmente ad utilizzare, se non su percorsi molto scorrevoli, lunghe e facili discese; un rapporto quasi stradale che trova una sua giustificazione nel cicloturismo, oppure nelle lunghe gare marathon.

L’alternativa con la doppia è la soluzione 34/11 o 36/11, nel primo caso abbiamo uno sviluppo metrico di 6.6 metri e nel secondo di 6.99 metri; in tutte e due le soluzioni si rinuncia a circa un metro di sviluppo che in fuoristrada è anche trascurabile, ma se il percorso è scorrevole e l’atleta potente può essere un piccolo handicap, però accettabile, visto che ben difficilmente si avranno tante possibilità di utilizzare un 40/11.

D’altro canto la soluzione standard dell’1x11, con corona da 30 denti presenta uno sviluppo metrico di 6.41 metri, non molto distante dalle soluzioni doppie, ma ulteriormente più corto e forse troppo anche per il semplice amatore. Nel caso della singola, quindi occorrerebbe adottare una corona da 32 denti (6.84 metri di sviluppo) se non 34 (7.26 metri di sviluppo) per avere una giusta spinta nei tratti più veloci.

Emerge quindi già una prima discriminate nella scelta della soluzione migliore: siete dei cicloturisti? Non sapete fin dove vi spingerete e cosa troverete? Allora forse un monocorona vi stà stretto perché o avrete rapporti troppo corti o troppo lunghi, meglio una tripla, mentre se già ora vi trovate bene con una doppia allora la soluzione dell' 1x12 (30/10 o 32/10) potrebbe essere una scelta valida, con una rinuncia minima e trascurabile.

Analizzando il successivo sviluppo dei rapporti, notiamo come tutte le soluzioni si equivalgono fino al pignone 19, con distacchi omogenei e simili tra un pignone e l’altro.

C’è da rilevare che sia nella doppia che nella tripla alcuni sviluppi metrici sono quasi coincidenti, in pratica ci si porta dietro del peso in più e basta, se pure la giusta scelta, tra una corona e l’altra, permette di avere una migliore linea catena.

Il problema invece non sussiste nel monocorona.

Aspetto ben differente è invece la possibilità di trovare il giusto rapporto.

Poniamo per esempio che vogliamo avere uno sviluppo metrico di circa 4 metri e la salita ci impone di accorciarlo lievemente.

Con l' 1x11 o 12 possiamo adottare il 30/16, ma poi il 30/18 ci imporrà un bel salto con l’inconveniente di avere un rapporto troppo corto.

Con il 2x11 possiamo adottare il 36/19, ben sapendo che il 26/15 è di poco più corto; allo stesso modo posso utilizzare un 34/17 e sapere che ho il 24/13 che è di poco più corto.

Ancora migliore la soluzione della tripla, dove posso scegliere tra un 40/21 ben sapendo che poi ho anche un 30/17 ed un 22/13 come alternative vicine.

Quindi è chiaro che una tripla ci permette all’interno di una dato sviluppo metrico scelte differenti, vicine tra loro, importanti quando si cerca il giusto ritmo di pedalata; ma anche in presenza di allenamenti specifici, in cui dobbiamo mantenere una data cadenza di pedalata e frequenza cardiaca.

Per contro va detto che c’è un uso maggiore del cambio e quindi maggiori perdite di tempo.

In questo il monocorona è ben più efficiente, ma ci si deve anche abituare ad un differente modo di pedalare, c’è un’opzione e quella va usata; questo quindi richiede un maggiore tempo di assuefazione ed un differente programma di allenamento, che dovrà tenere in considerazione i differenti sviluppi metrici.

Dopo il 19 vediamo come con la tripla abbiamo una minore differenza di sviluppo metrico tra una marcia e l’altra, soprattutto rispetto al monocorona; in realtà la cosa non deve spaventare più di tanto. In salita si fa fatica e quindi pochi avvertiranno la differenza. La doppia, in questo caso, prevede salti di marcia quasi simili alla tripla. Ancora una volta la tripla, ed in parte la doppia, ci permette una migliore scelta di rapporti, importante se stiamo facendo un allenamento specifico sulla frequenza cardiaca o sulla frequenza di pedalata. Il monocorona, ancora una volta, presenta una maggiore distanza tra una marcia e l’altra e questo richiede maggiore allenamento e periodo di apprendistato, per sfruttare al meglio i vantaggi di non avere il deragliatore anteriore e di dimezzare, come minimo, il numero dei cambi di marcia.

Arriviamo quindi all’ultima differenza sostanziale, cioè lo sviluppo metrico minimo ottenibile. In questo caso la tripla è ancora avvantaggiata, con uno sviluppo di soli 1.17 metri, contro gli 1.28 metri della doppia (24/40) e monocorona (30/50). E’ pur vero, però, che la differenza è minima e quasi trascurabile; la vera discriminante è quindi il salto che c’è tra la penultima e l’ultima marcia, minore nella tripla rispetto al monocorona.

A tal punto traiamo delle considerazioni finali oggettive.

La tripla, nonostante il tempo e l’evoluzione tecnica, dimostra ancora oggi la sua validità tecnica; ci permette un’ampia scelta di rapporti, con uno sviluppo metrico molto vicino tra una marcia e l’altra. Inoltre, se si considera lo sviluppo metrico della marcia più lunga e quello della marcia più corta, possiamo vedere come ancora oggi nessuna soluzione alternativa ci permette tanta differenza. Questo è senza dubbio un bene, perché ci consente di trovare sempre la giusta marcia per avere la migliore frequenza cardiaca e frequenza di pedalata.

Per contro, è inutile negarlo, aumenta il peso, la complessità ed il numero di marce che dobbiamo cambiare.

La doppia, alla luce dell’evoluzione tecnica, non sembra così vincente, può essere considerata la via di mezzo tra tripla e singola, ma anche accomunare gli svantaggi dell’una (troppe marce) con quella dell’altra (troppa distanza tra un marcia e l’altra).

Se l’1x11 aveva lo svantaggio di dover scegliere se privilegiare i rapporti lunghi o quelli corti, rispetto alla doppia o alla tripla, l'1x12 sostanzialmente non ha questo problema, con una corona da 30 presenta uno sviluppo metrico simile, ma non uguale, alla tripla; il tutto con minor peso, minore complessità e minor uso del cambio.

Certo però che occorre rinunciare a molti aspetti. Primo fra tutti una maggiore distanza tra un rapporto e l’altro, poi un primo rapporto un po’ meno corto della tripla ed un ultimo rapporto appena più corto della tripla.

Anche se le differenze possono essere minime, andranno valutate ed occorre allenarsi ed imparare a sfruttare le nuove possibilità. Soprattutto ci si deve abituare ad avere un maggiore salto tra un rapporto e l’altro e quindi una frequenza di pedalata meno costante e fluida passando da un rapporto e l’altro. Questo aspetto richiede un certo allenamento per essere assorbito in modo indenne, altrimenti il rischio è l’insorgenza precoce di acido lattico e crampi.

Allo stato attuale, quindi, l' 1x12 risulta una valida alternativa al 2x11 e 3x11, non necessariamente migliore in assoluto, questo è bene precisarlo, ma di certo una scelta valida per molti atleti.

Dal punto di vista prettamente atletico, la doppia ed ancor più la tripla, vanno incontro a quegli atleti che preferiscono avere una cadenza di pedalata sempre costante, fluida ed agile. La singola, soprattutto l’1x11, richiede una pedalata più di forza, meno fluida e costante.

E’ chiaro, quindi, come il passaggio all’una o l’altra soluzione debba richiedere un certo periodo di allenamento specifico.

 

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