Abbiamo visto, nella precedente parte, l'utilizzo dei carboidrati durante la prestazione sportiva. Ora, ci occupiamo dei grassi. Questi, al contrario di quello che molti pensano, sono un'importante fonte di energia nelle competizioni di lunga durata, ed il loro utilizzo è influenzato, più che mai, dal regime alimentare. I grassi assunti, sono trasformati in acidi grassi e glicerolo; gli acidi grassi sono, poi, assorbiti dalle cellule intestinali e convertiti in trigliceridi. Questi ultimi rappresentano una forma di immagazzinamento degli acidi grassi e si trovano depositati nel tessuto adiposo e nei muscoli scheletrici. Due sono le forme, di grassi, utilizzabili come carburante durante l'esercizio: gli acidi grassi liberi nel sangue ed i depositi di trigliceridi muscolari. Durante un esercizio prolungato e di moderata intensità, sono proprio gli acidi grassi a costituire la maggiore fonte di energia. Studi hanno dimostrato come tale produzione può giungere fino al 90% dell'apporto energetico totale; questo permette di preservare le scorte di glicogeno e protrarre l'insorgenza della fatica, dovuta appunto alla deplazione del glicogeno muscolare. Anche i depositi di trigliceridi muscolari collaborano alla produzione di energia, durante le prove di lunga durata, andando a coprire fino al 30% del fabbisogno energetico. Ovviamente, l'utilizzo dei grassi avviene, prevalentemente, con esercizi submassimali, in cui l'organismo riesce a sopperire alla richiesta di energia tramite il sistema aerobico. Una dieta iperlipidica può, quindi, migliorare queste performance; infatti, l'utilizzo dei trigliceridi sembra essere molto influenzato dalla quantità di essi presente nei muscoli. Nondimeno, una dieta ricca di grassi, è sconveniente per il nostro organismo e, ad un certo punto, anche per la stessa prestazione atletica. Infatti, se pur importanti, non si deve dimenticare che l'utilizzo dei grassi, come carburante, lo si ha solo alla presenza di prestazioni che non si spingono a livelli massimali; questo, spesso, non è il caso di un atleta impegnato in una competizione, soprattutto se breve. In caso di prestazioni di lunga durata, invece, il loro apporto energetico può risultare, comunque, importante, ma questo non è sufficiente a giustificare una dieta appropriata. Inoltre, una dieta forzatamente iperlipidica, ma con un apporto complessivo di calorie atto a non far aumentare di peso l'atleta (dieta normocalorica), sottrarrebbe importanti quantità di proteine e carboidrati, che, inevitabilmente si andrebbero a ripercuotere, negativamente, sulla stessa prestazione atletica. Ecco perché, a differenza di una dieta iperglicidica, la dieta iperlipidica non è mai consigliata ne auspicata.

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