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Ho provato la Merida Mission 2026: è la gravel più estrema (e senza compromessi) dell'anno

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Biciclette

Ho provato la Merida Mission 2026: è la gravel più estrema (e senza compromessi) dell'anno

Dettagli
Scritto da Luca
Categoria principale: Biciclette
Categoria: Merida
Pubblicato: 16 Settembre 2026
  • gravel
  • prova
  • merida
  • prova-2026
  • novità2026

 Test approfondito della nuova Merida Mission 2026: terza generazione gravel racing pensata per la velocità. Peso piuma (7,72 kg), geometrie stradali e tutti i segreti.

 

 

    ⚡ IL PUNTO DEL TESTER

        La filosofia: Hanno tagliato i ponti con il cicloturismo. La Mission 2026 è una bici da pure racing nata per chi vuole la media oraria più alta possibile su sterrato.

        L'ago della bilancia: La versione top di gamma 10K ferma il peso a 7,72 kg in taglia M. Numeri da salita pura.

        Il compromesso: Geometrie estreme ereditate dalla strada, zero attacchi per borse e un passaggio ruota che sulla carta dice 40 mm, ma che nella realtà digerisce i 45 mm.

Nel quartier generale di Merida devono aver fatto una riunione drastica: «Basta compromessi, borse da bikepacking e fuoristrada turistico». Quando un marchio decide di sviluppare una bicicletta pensando esclusivamente al mordersi i gomiti nelle Gravel World Series, il risultato non può che essere una macchina divisiva. La terza generazione della Merida Mission 2026 nasce esattamente da questo dogma: velocità pura, aerodinamica spinta e una reattività che, a metà tra una bici da endurance e una Scultura da asfalto, spiazza chi è abituato alle classiche "mule" da sterrato.

L'ho analizzata centimetro per centimetro, studiando le scelte tecniche del telaio e confrontandola con i riferimenti della categoria. E la verità è che non è una bici per tutti.

Geometrie e telaio: quando il gravel incontra la pista

Basta salire in sella per capire che qui non siamo nel territorio delle comode esplorazioni domenicali. Il telaio in carbonio CF4 sfoggia geometrie che definire corsaiole è riduttivo. Lo stack è stato abbassato drasticamente (fino a 38 mm in meno rispetto alla sorella Silex), costringendo il busto a una posizione allungata, bassa e profondamente aerodinamica. È il classico allestimento slam your stem, pensato per chi arriva dalla strada e vuole spingere a testa china anche quando la strada finisce e comincia la polvere.

A fare la differenza nella guida non è solo la posizione, ma il carro posteriore: appena 419 mm. Significa avere un retrotreno cortissimo, bruciante in accelerazione, che trasferisce ogni singolo watt direttamente alla ruota posteriore senza quella fastidiosa sensazione di "gommosità" tipica di molte rivali votate all'avventura.

C'è poi il capitolo, caldissimo, del passaggio ruota. Sulla carta Merida dichiara un limite prudenziale di 40 mm per preservare le geometrie stradali. Tuttavia, i test sul campo condotti dal reparto R&D e validati da totem come Matej Mohorič parlano chiaro: la forcella e il carro digeriscono comodamente coperture fino a 45 mm reali, offrendo quel margine di comfort e grip in più quando il fondo si fa fangoso o sconnesso, senza snaturare l'indole stradale del progetto.

Componentistica e bilancia: i 7,72 kg che fanno rumore

La gamma si muove su forbici di prezzo e montaggi ben definiti: si parte dai circa 10 kg della versione d'accesso Mission 4000 (intorno ai 2.700 euro) per arrivare all'oggetto del desiderio dei grammomaniaci, la Mission 10K da circa 8.400 euro.

Equipaggiata con il gruppo SRAM Red XPLR AXS, misuratore di potenza integrato e un cockpit interamente in carbonio (TEAM SL GR1P) che nasconde totalmente i cavi, ferma l'ago della bilancia a 7,72 kg in taglia M (senza pedali). Un valore folle per una gravel, che la posiziona direttamente nell'olimpo delle macchine da gara più leggere in circolazione.

Su strada e sterrato battuto la rigidità torsionale del tubo sterzo e della zona movimento centrale – ribassato per aumentare la stabilità alle altissime velocità – regala un feeling di guida tagliente. Nelle curve veloci è affilata come un bisturi, ma richiede braccia ferme e attenzione: non perdonerà distrazioni a chi ha poca abilità di guida o cerca un mezzo che "filtri" passivamente le asperità.

Chi dovrebbe comprarla (e chi dovrebbe evitarla)

La verità strutturale della Merida Mission 2026 è che divide nettamente il pubblico in due fazioni.

È la bici perfetta per te se:

arrivi dal mondo della strada, adori pedalare con una posizione aggressiva, partecipi alle granfondo gravel o cerchi un mezzo ultraleggero, rigido e maledettamente veloce. Se montata con coperture da 45 mm ben scelte, sa difendersi ovunque tranne che nell'off-road estremo.

Dovresti starne alla larga se:

cerchi la comodità pura per viaggiare ore senza avvertire tensioni cervicali, pretendi attacchi multipli per borse, portapacchi o bikepacking, o se semplicemente detesti la manutenzione complessa imposta dall'integrazione totale dei cavi. Per tutto ciò che esce dal perimetro agonistico, la gamma Silex resta in casa Merida la scelta logica. Ma se l'obiettivo è il cronometro, la Mission ha cambiato le carte in tavola.

 

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