Prova su strada della nuova Scott Addict Gravel: come si comporta con il passaggio gomme monster da 57mm, telaio alleggerito e test di guida in fuoristrada.

Ci sono sentieri che le normali bici da gravel guardano con timore: troppo scassati, troppo ripidi, troppo pieni di radici per rischiare di rompere un cerchio o di tornare a casa con le braccia a pezzi. Poi prendi la nuova Scott Addict Gravel, le piazzi sotto pneumatici da ben 57 mm (2.25 pollici) – roba da mountain bike leggera, per intenderci – e capisci che il confine tra lo sterrato veloce e l'esplorazione pura si è appena spostato molto più in là.

Siamo andati a metterla alla prova su terreni veri: singletrack infidi, pietraie smosse e discese spacca-polsi dove le gravel tradizionali di solito chiedono pietà. Ecco come è andata.

📦 La scheda tecnica del nostro test (Modello Premium)

    Modello in prova: Scott Addict Gravel Premium

    Gruppo: SRAM RED XPLR AXS a 13 velocità (13v)

    Ruote: Fulcrum Sharq GR Cult Carbon

    Coperture: Schwalbe G-One RX Pro Evo (da 50 mm)

    Peso rilevato: 7,8 kg (in taglia M)

    Prezzo: £5,799 / €TBC

In sella: assetto da esploratore, non da cronoman

Appena sali in sella, la prima sensazione è di grande apertura. L'aumento dello stack e l'attacco manubrio accorciato ti tirano fuori da quella posizione a "gambero" tipica delle gravel race estreme. Hai la visuale libera, le spalle rilassate e la consapevolezza che potresti pedalare per otto ore senza dover prenotare una seduta dall'osteopata la sera stessa.

Eppure, appena spingi forte sui pedali, la magia geometrica dei foderi corti (425 mm) si fa sentire: la bici non è un "autobus" lento e impacciato. La risposta laterale è reattiva, e nei cambi di direzione nello stretto si guida con la stessa agilità di una bici da strada molto più leggera.

La prova sul campo: fango, pietre e curve a tutto gas

1. Quando il telaio si comporta come una sospensione

Il vero segreto di questa Addict Gravel non è solo nei copertoni giganti, ma nel lavoro di fino fatto sul carbonio HMX. Aver ridotto del 5% la rigidità complessiva e aver disegnato quei foderi verticali che si assottigliano a soli 8,5 mm trasforma il telaio in una balestra naturale.

Sulle pietraie smosse la bici non rimbalza e non scalcia: copia il terreno. Le vibrazioni ad alta frequenza che di solito ti intorpidiscono i polsi vengono letteralmente smorzate prima di arrivare al manubrio.

2. Trazione senza fine (grazie ai gommoni)

Affrontare una rampa sterrata al 18% con fondo smosso è il test della veridicità per una gravel. Qui, la combinazione tra il passaggio ruota da record (fino a 57mm) e la distribuzione dei pesi ottimizzata dalla forcella intelligente (con i portaborraccia arretrati per abbassare l'inerzia) fa sì che la ruota posteriore non perda mai aderenza. Sali dove gli altri scendono a spingere.

3. In discesa: fiducia cieca

Nelle discese veloci su terra battuta, l'avancorsa generosa e la stabilità dell'avantreno ti danno una confidenza totale. Puoi mollare i freni, fidarti dei fianchi dei copertoni generosi e impostare le curve con la certezza che la bici farà esattamente quello che le chiedi, senza reazioni nervose.

⚖️ Verdetto: per chi è fatta davvero?

La nuova Scott Addict Gravel non finge di essere una bici da corsa travestita. È, a tutti gli effetti, la reinterpretazione moderna del fuoristrada a lungo raggio.

    Promossa perché:

Annulla i confini di dove puoi spingerti con una bici da gravel, offrendo un comfort verticale pazzesco e soluzioni intelligenti (come il vano nel telaio e gli attrezzi nei tappi manubrio) che ti salvano la gita.

    Da valutare se:

Cerchi una lama da criterium super rigida e nervosa per fare le medie da 45 km/h sulle strade bianche lisce. Per tutto il resto – dall'avventura pura al bikepacking estremo – è un vero e proprio riferimento.